Warhol e i suoi dolci alla Tate di Londra

La mostra dedicata al re della pop art è aperta fino al 6 settembre: con un biglietto unico da 56 sterline si accede anche alla degustazione di piatti ispirati a opere e aneddoti dell’artista, che mangiava poco e quasi solo zuccheri.

Warhol e i suoi dolci alla Tate di Londra

Andy Warhol mangiava pochissimo, preferiva di gran lunga il dolce al salato e una volta raccontò che al ristorante gli piaceva ordinare tutto quello che non gli piaceva, “in modo da avere qualcosa con cui giocare, sperimentare, mentre gli altri mangiano”. Cosa c’entra questo con l’apertura di una grande mostra tutta dedicata al re della pop art, inaugurata alla Tate Modern di Londra e che durerà fino al 6 settembre? C’entra, perché il noto museo londinese ha pensato di accompagnare i visitatori anche a tavola, nel ristorante Level 9 all’interno della struttura, con un menù interamente ispirato a Warhol e al suo rapporto – bizzarro ma interessante – col cibo.

Proprio perché all’artista piaceva più spizzicare tante cose piuttosto che mangiare abbondantemente e in maniera diciamo tradizionale, l’offerta messa a punto dallo chef Jon Atashroo è proposta con la formula della degustazione, e come sarebbe piaciuto a Warhol è ricca di dolci. Il menù si chiama Flavours from the factory ed è una carrellata di piatti particolari, che richiamano i titoli delle opere di Warhol e i loro soggetti, ma ripropongono anche le ricette preferite dell’artista statunitense, che peraltro ha portato alla ribalta anche celebri prodotti gastronomici, come le Campbell’s oyster soup o i cornflakes di cui andava ghiotto e che vengono immancabilmente proposti, abbinati ad una classica pannacotta.

L’intenzione della Tate Modern di creare un connubio tra arte e cucina, a favore del visitatore, è testimoniato anche dal fatto che il biglietto per accedere a mostra e ristorante è unico, e costa 56 sterline. Chiaramente, i gusti estrosi di Warhol, deceduto negli anni ’80, sono stati rivisitati in chiave moderna e salutista: ecco perché i piatti da fast food che andavano di moda ai tempi vengono ora cucinati con ingredienti di primissima qualità e metodi di cottura innovativi. Alcuni esempi? Per Wahrol la merenda perfetta era una semplice barretta di cioccolato in mezzo a due fette di pane. La “torta” riproposta si chiama Mars Cake ed è una golosa brioche al cacao con banane caramellate.

Non solo. Un simbolo del junk food come la Coca Cola, che Warhol amava tantissimo, viene ammessa nel raffinato locale a patto di farla diventare una Coca Cola Jelly, ovvero una gelatina ricoperta da crema Chantilly. Un altro piatto simbolo è il Tunafish Disaster, titolo di un’opera di Warhol del 1963, ispirata ad un fatto realmente accaduto: due donne, a Detroit, morirono dopo aver mangiato due panini farciti con il tonno in scatola. Ovviamente anche in questo caso uno spunto originariamente poco invitante è poi diventato un pregiato pasticcio di tonno. C’è spazio anche per una stravaganza sui gatti, che non erano gli animali preferiti di Warhol (ebbe un cane), ma che sono legato a un divertente aneddoto.

“Con il cibo mi vizio e i miei scarti spesso sono roba di lusso: il gatto del mio parrucchiere mangia patè almeno due volte a settimana. Di solito sono scarti di carne pregiata: ne compro un pezzo enorme, mi metto a cucinarlo per cena, e proprio quando è quasi cotto mi arrendo e mi butto su quello che volevo mangiare sin dall’inizio: pane e marmellata”. Da qui l’idea del piatto Paté for the Cat. L’eccentrico percorso si chiude stemperando l’eccesso di dolce: il Bringing Home the Bacon Ice-Cream è un gelato al bacon affumicato, accompagnato da zuppa al pomodoro e che ricorda la vicenda umana di Warhol. Figlio di immigrati poveri, dichiarò che il suo obiettivo era di lavorare per “portare la pancetta a casa”.

La passione di Warhol per i dolci è infine testimoniata da questo divertente passaggio della sua biografia: “Prendo in giro me stesso quando mi propongo di cucinare proteine: l’unica cosa che realmente desidero sono gli zuccheri. Il resto non è che apparenza, ma non puoi invitare a pranzo una principessa e ordinare come antipasto un pasticcino, per quanta voglia tu ne abbia. La gente si aspetta di vederti mangiare proteine e tu l’accontenti, purché ti lasci in pace”.

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