Vini Passiti, il Montefalco Sagrantino 2008 di Antonelli: un bel ritorno alla tradizione

Un territorio sottovalutato e un vitigno quasi dimenticato, che ha origini medioevali, riscoperti dalla famiglia Antonelli e riproposti nella chiave più tradizionale fino alla DOCG.

Vini Passiti, il Montefalco Sagrantino 2008 di Antonelli: un bel ritorno alla tradizione

Parlare di Sagrantino, significa parlare della storia di una delle regioni più affascinanti del nostro paese: l’Umbria. Questa cultivar era già largamente diffusa nel Medioevo, allevata qui soprattutto dai frati francescani, anche se pare fosse una varietà importata dall’Asia Minore durante le Crociate. Data la quantità di zuccheri e l’appassimento di alcuni mesi fatto per bilanciare i tannini, si estraeva un vino dolce, utilizzato per lo più durante le funzioni religiose o nei giorni di festa (il nome sagrantino deriva infatti da sacer, “sacro”). A Montefalco la produzione era importantissima e le viti erano allevate addirittura dentro il perimetro urbano. Già dal 1300 esistevano numerose normative a tutela del vitigno e del vino e nel Rinascimento la vendemmia di Montefalco era considerata un vero e proprio evento, disciplinata da disposizioni ad hoc e protetta da sanzioni per chiunque arrecasse danno alle viti di sagrantino. Nel 1622 il cardinale Boncompagni inasprì le sanzioni stabilite dallo statuto comunale, prevedendo “la pena della forca se alcuna persona tagliasse la vite d’uva”. La fama del vino qui prodotto si mantenne fino al XIX secolo, tanto da meritarsi la menzione di miglior vino dello Stato pontificio nel saggio geografico edito per il Vaticano dallo storico Calindri: per questa ragione, il Sagrantino di Montefalco resistette anche alla caduta dello stato papale e alla nascita di quello italiano, e continuò ad esser prodotto per molti anni ancora.

Il Novecento fu un secolo di rottura. Le due guerre chiamarono gli uomini al fronte, e dagli anni’20  l’attività vitivinicola tradizionale subì un forte rallentamento.  Con l’arrivo della modernità, cambia poi il modo di fare vino e di berlo. Uve impegnative come il Sagrantino, vennero quasi dimenticate a favore delle più mansuete cultivar internazionali o di nuovi cloni. Qualcosa veniva ancora prodotto, da quei vignaioli figli del loro territorio che ben conoscevano la bontà di queste uve. E un po’ per venderlo alle cantine più grandi per il taglio con altri vini e un po’ per consumo personale, il Sagrantino non scompare. Ci vorranno altri anni ancora prima vedere la rinascita vittoriosa di questo vitigno, grazie alla lungimiranza di produttori che compresero l’unicità di queste uve e l’irrepetibilità del vino che ne scaturiva. Prima fra tutte, sarà la Cantina Antonelli a impegnarsi in questa sfida.

La Famiglia Antonelli era già avvezza alla viticoltura da almeno tre generazioni. Il 1881 è l’anno in cui l’avvocato Francesco Antonelli acquista la proprietà che è ancora oggi il cuore dell’azienda. Partendo dalle poche viti che già erano presenti, vennero attuate radicali operazioni di trasformazione e ammodernamento degli impianti e delle colture, arrivando nel 1899 ad impianti con 5.000 ceppi per ettaro. La passione di famiglia, si trasformerà poi in una scommessa produttiva, quando negli anni ’70 l’azienda diventerà completamente operativa per la produzione e la vendita del vino più prezioso che Montefalco potesse offrire.

L’impegno della famiglia Antonelli ha contribuito fortemente non solo alla rivalutazione del vitigno e del territorio, ma anche alla creazione della Doc Sagrantino di Montefalco e alla nascita del Consorzio, rispettivamente nel 1979 e nel 1981. Nel 1992, nasce la DOCG, di cui Filippo Antonelli sarà presidente per 10 anni consecutivi, a riconoscimento del valore che l’azienda ha creato e promosso a favore di questo grande vino e della sua terra.

Il Sagrantino prodotto nei primi anni della DOC, non è solo il dolce passito del Medioevo. Essendo una cultivar caratterizzata da bacche piccole, fertilità per gemma poco abbondante e vendemmia tardiva, i viticoltori non potevano permettersi di sprecare nulla dei pochi quantitativi prodotti. Ciò comportò un’attenta sperimentazione per domare il tannino, prima mitigato proprio attraverso l’appassimento. Tuttavia, la Cantina Antonelli decise di non rinunciare mai al Sagrantino Passito, e fin dal 1979 continua a produrlo e proporlo con orgoglio. Seguendo il loro esempio, molte altre cantine tornarono a produrre il Sagrantino così come si faceva nell’antichità, riportando in auge un vino ancora più unico e sorprendente.

Il passito è la versione tradizionale del Sagrantino di Montefalco e Antonelli è una delle cantine simbolo della rinascita di questo vitigno.

Il 2008 è stata un’annata fresca e generosa, e questo vino così intenso ne è la riprova.

Si presenta con un rosso rubino tendente al granato. L’entrata al naso, intensamente fruttata, rievoca confetture di arance amare, di ciliegie e bacche tipiche del sottobosco, quali le more di rovo, il ribes nero, i lamponi. Forti sono i sentori di ciclamino, sandalo, rosa e peonia, concentrati e lievemente appassiti come negli olii essenziali. Seguono le spezie, coniugate ad una golosa pasticceria: la cannella è fusa in una creme brûlé alla vaniglia con copertura di caramello croccante, il pepe è nel tarallo napoletano, l’anice nella ciambella al vino, i chiodi in un pain d’épices al miele, il caffè e il cacao fusi in un tiramisù. Torrone alle mandorle, fichi secchi, canditi di cedro e croccante alle nocciole chiudono il cuore dolce di questo passito. Suadente è il minerale scuro, che attraversa elegante la dolcezza del vino ed esalta i profumi terziari conferiti dalle grandi botti di legno e dal riposo in bottiglia. Al palato è elegantemente tannico, con un tono zuccherino equilibrato, un’ottima acidità e una sensazione calda non invadente. Tornano la frutta, ora anche sotto spirito, la scia speziata e la profondità del minerale. Il finale è persistente e piacevolmente fresco. Questo passito, attraversa un appassimento di almeno 2 mesi in cassette e su graticci, per poi riposare due anni in grandi botti di legno. La sua dolcezza lo rende perfetto per una pasticceria secca e nobile e per dolci al cucchiaio alla vaniglia o al cioccolato . Per contrasto, può accompagnare formaggi importanti e stagionati, grazie al suo tannino vellutato e alla buona freschezza.

Prezzo: 19 euro

Cantina ANTONELLI

Località San Marco, 06036 MONTEFALCO (Perugia), Italia

Tel. +39.0742.37.91.58

Fax +39.0742.37.10.63

E-mail: info@antonellisanmarco.itntonelli

Una famiglia, più che un’azienda. Questa cantina nasce dal sogno di un avvocato di Spoleto, dalla passione dei sui figli per il vino e dal coraggio dei nipoti, che oggi producono 300.000 bottiglie all’anno. L’antica casa padronale è il cuore dell’azienda e custodisce sotto le sue fondamenta le preziose cantine, recentemente ampliate con nuovi spazi per l’affinamento nel legno e in bottiglia e la realizzazione della sala di fermentazione sotterranea su due livelli, per avere una temperatura diversificata ma costante. Tutt’attorno, 170 ettari di terreno, di cui più di 40 a superficie vitata, con vigneti a cordone speronato basso e guyot. Le vigne sono impiantate solo nelle parti alte dei versanti, ad un’altitudine media di 350 metri s.l.m, su colline circondate da boschi e dal microclima ideale per uve di altissima qualità. I terreni, argillosi e ricchi di calcare, hanno origine geologica diversa: profondi alcuni, ricchi di scheletro altri, e che per questo conferiscono ai vini sfumature intense e variegate. Le varietà coltivate a bacca rossa sono soprattutto Sagrantino e Sangiovese, ma non mancavo filari di Montepulciano, Merlot e Cabernet Sauvignon.  Buona anche al produzione di vini bianchi come il Grechetto e il Trebbiano Spoletino. Gli impianti più vecchi di Sagrantino hanno 30 anni e sono posizionati nei migliori cru dell’azienda. Si vinificano solo uve di propria produzione, da agricoltura biologica, così da offrire un prodotto di cui si siano valutate e controllate, in ogni fase, caratteristiche, pregi, potenzialità. La vinificazione e la successiva svinatura avviene per gravità, cioè senza l’uso di pompe che danneggerebbero l’integrità delle bucce, accorgimento qualitativo particolarmente importante per le uve del sagrantino per la loro ricchezza polifenolica, soprattutto di tannini.

Oltre a questi pregiati vini, vengono prodotte ottime grappe dai raspi del Sagrantino e un buonissimo olio extra vergine di oliva, sempre da uliveti di proprietà dell’azienda.

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