Vini Carpineto, quando Nord e Sud si incontrano in Toscana per un Vermentino innovativo

Nata 53 anni fa dalla passione di due grandi amici, uno di Belluno, l’altro pugliese, e dalla voglia di cimentarsi con 3 grandi vini della regione: il Chianti Classico, il Vino Nobile di Montepulciano e il Brunello di Montalcino, l’azienda ha conquistato posizioni di rilievo internazionali. L’ultima scommessa e sfida si chiama Vermentino Valcolomba, ha richiesto dieci anni di sperimentazioni innovative ma il risultato è arrivato.

Vini Carpineto, quando Nord e Sud si incontrano in Toscana per un Vermentino innovativo

Correva l’anno 1860, quando Giuseppe Garibaldi ed il re di Sardegna, Vittorio Emanuele II, si incontrarono a Teano, in provincia di Caserta. Lo storico incontro tra Nord e Sud concluse la spedizione dei Mille, con la consegna da parte di Garibaldi del Regno meridionale appena conquistato ed il suo ritiro a Caprera, dopo aver ottenuto che i suoi seguaci entrassero a far parte dell’esercito del Regno d’Italia.

Un incontro che ha fatto la storia d’Italia. 100 anni dopo due grandi amici, Giovanni Carlo Sacchet e Antonio Mario Zaccheo, uno bellunese e l’altro pugliese, si sono ritrovati, non a Teano, bensì in Toscana per scivere la storia di un grande vino. Era il 1967, infatti, quando i due ragazzi, ancora giovanissimi, fondarono la Carpineto, azienda vitivinicola dal successo internazionale, con l’intento di produrre il migliore Chianti Classico che si potesse offrire. Con questo proposito scelsero la Toscana, una terra dall’enorme potenziale, per produrre vini di grande qualità utilizzando tecniche decisamente innovative per quei tempi. Tanto che Carpineto è divenuto un brand dal successo internazionale, conosciuto in tutto il mondo. Ben posizionata all’estero con un export diretto verso oltre 70 Paesi, dal Canada alla Germania fino all’Australia.

Circa il 95% della produzione è composta da vini rossi, perlopiù invecchiati dai 3 anni in su. Attualmente, Carpineto mette in commercio circa 3 milioni di bottiglie, con 3 linee di produzione e oltre 30 etichette. La maggior parte è data da vini delle più prestigiose DOCG della Toscana.

Siamo nella tenuta di Carpineto, che dalla sua fondazione la superficie dei vigneti si è decuplicata, passando a superare i 200 ettari, articolati su 5 Tenute denominate Appodiati: di Montepulciano, di Montalcino, di Gaville, di Dudda e di Gavorrano.

Tecnologie di ultima generazione a scarsissimo impatto ambientale

L’Appodiato di Montepulciano è il cuore moderno dell’azienda, con una superficie fogliare di 184 ettari di terreno. Qui si pratica un’agricoltura di precisione, con tecnologie di ultima generazione a scarsissimo impatto ambientale. Un modello di sostenibilità, soprattutto per quanto riguarda il carbonio: con vigne e boschi che assorbono più anidride carbonica di quanto l’azienda ne produca. E proprio qui, circondata dai vigneti, è stata completata la nuova cantina, edificata secondo i criteri di ecocompatibilità. Sempre aperta su prenotazione per passeggiate in vigna, degustazioni e shopping.

In questo Appodiato, l’azienda produce 4 Cru, ottenuti solo nelle annate eccezionali: sono i cosiddetti Vigne degli Appodiati, vere icone del vino, imbottigliati senza subire trattamenti e lasciati almeno 5 anni ad affinarsi in bottiglia. Inoltre, nei vigneti di Montepulciano, l’azienda produce il Vino Nobile Riserva DOCG ed il Cru di Nobile Vigneto Poggio Sant’Enrico Vino Nobile di Montepulciano DOCG (Sangiovese al 100%), vini pluripremiato negli ultimi 7 anni.

L’Appodiato di Montalcino, invece, è una delle più alte denominazioni a circa 500 metri sul livello del mare. 53 ettari di terreno di cui 10 di vigneto piantati a sangiovese grosso: 3,5 di Brunello, 5 di Rosso di Montalcino, il resto Sant’Antimo Rosso.

La posizione verso nord, conferisce al Brunello (100% Sangiovese grosso) profumi intensi e complessi, ma anche una grande eleganza e longevità. Dal colore rosso rubino, con riflessi granata, il Brunello di Montalcino si distingue per un sapore asciutto, morbido e molto persistente. Al naso sprigiona sentori di vaniglia, ciliegia, lampone e liquirizia. Ottimo con le carni, soprattutto con la fiorentina, mentre le annate più vecchie possono essere consumate anche dopo i pasti.

Il cuore storico dell’azienda è sicuramente l’Appodiato di Dudda, sede originaria del Chianti Classico. Il complesso è circondato da 8 ettari di vigneti a Sangiovese del Chianti Classico. L’affinamento avviene in cella sotterranea, a temperatura costante e può ospitare fino ad 1 milione di bottiglie.

A pochi chilometri di distanza, troviamo l’Appoggiato di Gaville: 65 ettari di terreno, di cui 13 di vigna e 17 di uliveto. Anche qui, in una cella sotterranea della cantina si possono trovare circa 1000 barili di legno piccolo.

L’ultima sfida, il Vermentino studiato per dieci anni

Infine arriviamo nell’alta Maremma, nell’Appodiato di Gavorrano con 165 ettari di terreno: 10 vigne, 5 ulivi (una parte a seminativi) e un ampio bosco mediterraneo. Un oasi di natura a due passi dal mare, con una casa colonica che domina il paesaggio. Eco di una delle storie più leggendarie racchiuse nei versi poetici della Divina Commedia, dedicati a Pia de’Tolomei, la cui bellezza riecheggia nelle rovine di Catel di Pietra, confinanti con la Val Colomba e raggiungibili a piedi lungo un canale che portava l’acqua direttamente al castello. Un posto così denso di poesia che rubò il cuore dei due amici.

In questa tenuta, tra le eccellenze, c’è il vigneto del Vermentino, piantato nel 2008 a pochi chilometri dal mare. Il Maremma Toscana DOC Vermentino Valcolomba è stato prodotto per la prima volta un decennio fa, una piccola produzione di circa 6 mila bottiglie. Il suo successo, però, ha richiesto un sostanziale aumento di produzione, fino a superare le 10 mila bottiglie prodotte.

Un vino dalla spiccata acidità, di buona persistenza, asciutto e con note erbacee sapide (che richiamano l’origine del nome del vitigno, “vermena”, ovvero filo d’erba). Al naso regala note floreali e fragranze di macchia mediterranea. Le uve, rigorosamente raccolte a mano, sono diraspate, selezionate e pigiate delicatamente per una veloce macerazione a freddo. Una volta decantato il mosto, inizia la fermentazione a bassa temperature e molto lenta, con lieviti indigeni in vasche d’acciaio dove rimane per poco più di 6 mesi fino all’imbottigliamento. Un vino rinfrescante, beverino, perfetto da bere con spensieratezza. Ideale con primi piatti o secondi di pesce, ma anche con i crostacei. Ottimo anche per l’aperitivo con crudi o formaggi freschi.

Innovatori per natura, Sacchet e Zaccheo insieme ai loro figli Caterina e Elisabetta Sacchet, Francesca e Antonio Michael Zaccheo hanno continuato a “sperimentare”, ma nel rispetto della storia e della cultura di questa terra, con l’obiettivo di tutelare le caratteristiche dei loro vini ma soprattutto dell’ambiente. Basta un sorso dei loro vini per sentire tutta la storia e la cultura di questa regione, un connubio perfetto tra tradizione e innovazione.

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