Una mela toglie il medico di torno… ma il fruttosio lo fa ritornare

Fin dal medioevo si sono celebrate le proprietà benefiche della mela e della frutta in generale. Ma gli eccessi di zuccheri, di glucosio e fruttosio nell’alimentazione odierna sono pericolosi per l’organismo e portano a serie patologie. Fra il 1800 e il 2000 il consumo di zucchero è passato da 5 a 70 kg procapite.

Una mela toglie il medico di torno… ma il fruttosio lo fa ritornare

“Una mela al giorno toglie il medico di torno”.  E’ un detto ricorrente, lo usò per primo il professor JT Stinson, direttore della stazione sperimentale di frutta del Missouri, in un discorso tenuto in occasione  della Fiera mondiale di St. Louis nel 1904. In realtà non era tutta farina del suo sacco perché Stinson si era rifatto a un sommario medico riguardante i benefici per la salute delle mele che risaliva addirittura a una conferenza medica del XII secolo tenuta dalla prestigiosa Scuola Salernitana di Medicina.

Comunque sia, da allora la mela (ma non solo, la frutta in generale) viene considerata come la panacea per prevenire e curare numerosi disturbi. Indubbiamente, la frutta ha tantissime proprietà benefiche grazie al contenuto di vitamine, sali minerali, fibre e molecole bioattive. Ma quello sul quale bisogna maggiormente soffermarsi è il fruttosio, lo zucchero di cui la frutta è naturalmente ricca.

Quando pensiamo alla frutta, la mela ne è il rappresentante per eccellenza grazie alla sua forma, il profumo, i colori e la consistenza succosa. Il melo, in effetti, è uno dei primi alberi coltivati a partire già dal Neolitico. I resti di un albero di mele databili a 6500 a.C. sono stati trovati negli scavi archeologici a Jerico. Nel 800 a.C. Omero descrive in Odissea il giardino di Alcinoo con gli alberi di mele, pere, ficchi e granati; Orazio nel 100 a. C scrive che il “pasto perfetto non può non finire con le mele”. Nel 79 d. C Plinio il Vecchio descrive 20 varietà diverse di mele e nel 1100 la Scuola Salernitana decanta le proprietà terapeutiche della mela per curare i disturbi intestinali, polmonari e del sistema nervoso.

Malus domestica è il melo che conosciamo oggi, mentre il suo antenato sembra essere Malus sieversii: un melo selvatico originario delle zone montuose del Kazachistan, alto fino a 20m che produce frutti simili alle mele di diverse dimensioni e colori ma sicuramente molto poco dolci rispetto alle nostre mele. Infatti, si dovette attendere circa 2000 A. quando in Cina fu inventato l’innesto per riprodurre le piante che offrivano i frutti migliori e per poterle selezionare, diffondere e migliorare.

L’uomo si è sempre fatto un’idea del paradiso come di un giardino florido e ricco di alberi di frutta. Né è l’esempio il giardino dell’Eden nella Bibbia oppure il giardino delle Esperidi nella mitologia Greca. Ma perché? Il desiderio di dolcezza è un desiderio molto ben radicato in noi. Gli antropologi hanno scoperto che le preferenze per il gusto salato, acido e amaro differiscono molto in culture diverse ma la predilezione per il sapore dolce è universale per tutti i popoli. Il primo contatto con il gusto dolce è quello del latte materno e se pensiamo a come ci siamo alimentati per millenni e che cosa era disponibile in natura per il 90% del nostro tempo è facile capire che riprodurre quel sapore non era un’impresa da poco. Poche cose, come il miele e qualche frutto meno acido, offrivano al palato quell’autentica meraviglia. Cosa è cambiato da allora? Il desiderio della dolcezza è rimasto intatto ma la disponibilità di alimenti che offrono questo sapore è infinita e qui iniziano i nostri guai, seri.

Se pensiamo alla frutta di 50 anni fa e la frutta che mangiamo adesso ci accorgiamo che è sempre più grande, più bella, più colorata e più dolce (a discapito delle fibre). Grazie all’ibridazione il contenuto degli zuccheri è aumentato mentre il contenuto di minerali è diminuito (nelle verdure a foglia il rapporto zucchero/minerali e a favore dei minerali). Nella frutta sono presenti prevalentemente due zuccheri: il glucosio e il fruttosio e sappiamo ormai che tutto lo zucchero che assumiamo in eccesso viene convertito in grasso e quello formato a partire da fruttosio è molto più difficile da smaltire. Il problema in realtà non è la frutta ma il fruttosio che deriva dallo zucchero bianco (saccarosio è uno zucchero in cui una molecola di glucosio è legata a una molecola di fruttosio) e sciroppo di mais (glucosio e fruttosio) ormai onnipresente nella maggioranza di prodotti alimentari confezionati o da forno e nelle bevande gassate.

Il fruttosio è lo zucchero che ha la stessa formula chimica del glucosio, ma la sua struttura chimica è diversa, infatti viene metabolizzato quasi esclusivamente dal fegato (come i veleni… sic!) e questo comporta un sovraccarico di lavoro di questo organo mentre il glucosio può essere utilizzato da tutte le cellule del nostro organismo. Altre cellule utilizzano molto poco il fruttosio e si saturano molto velocemente. Una volta consumato un prodotto che contiene il fruttosio, questo viene portato al fegato per essere metabolizzato. La dose fa la differenza, se il fruttosio è eccessivo rispetto alla capacità dell’intestino ad assorbirlo oppure mancano i trasportatori (Glut 5 e 2) il fruttosio viene fermentato dalla flora batterica del colon e provoca gonfiore, flatulenza, diarrea e disbiosi. Una volta nel fegato il fruttosio viene convertito in glucosio grazie all’enzima fruttocinasi e a patto che le riserve di glicogeno epatico non sono sature, normalmente succede la mattina dopo una notte di digiuno. Se invece il glicogeno epatico è saturo qui finisce la dolce storia del fruttosio, d’ora in poi sono solo dolori. Il fruttosio viene convertito in acidi grassi e grandi quantità di fruttosio (vedi le bevande zuccherate ad esempio) comportano la produzione di grandi quantità di grasso, la produzione di colesterolo LDL, l’aumento di grasso intraepatico (steatosi) e viscerale (vedi malattie cardiovascolari), l’aumento di uricemia (vedi gotta e pressione alta), l’aumento di grasso intramuscolare con l’aumento di resistenza all’insulina e la successiva iperinsulinemia. Infatti, gli effetti metabolici del fruttosio sono simili a quelli legati al consumo di etanolo. A questo punto aggiungiamo anche l’infiammazione cronica che è una buona base di partenza per le patologie di ogni tipo. Alla fine della fiera tutto questo fruttosio non ci serve assolutamente a niente, neanche a farci crescere i muscoli perchè le cellule muscolari non hanno né trasportatori di fruttosio né l’enzima fruttocinasi.

In letteratura ci sono ormai numerosi studi che confermano il ruolo chiave del consumo eccessivo di fruttosio e di zucchero in generale nell’insorgenza di numerose patologie croniche e degenerative, che non è legato al consumo della frutta bensì di alimenti e bevande industriali con grosse quantità di sciroppo di fruttosio-glucosio. Tumori di ogni tipo, sindrome metabolica, disordini mentali, diabete di tipo2, obesità, ipercolesterolemia, malattie autoimmuni e malattie cardiovascolari e neurodegenerative sono tutte correlate in qualche modo con eccesso alimentare di zuccheri. I bambini sono i soggetti a rischio maggiore di questi eccessi.  Ormai le merendine, succhi di frutta industriali e dolciumi di ogni tipo hanno sostituito le merende di una volta. Cibi dolci sono diventati anche uno strumento di consolazione o di gratificazione, un premio per essere stati bravi a scuola oppure un diversivo per tenerli buoni mentre siamo impegnati in altre faccende. Secondo i dati 2014 dell’Osservatorio “Okkio alla salute” coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità in Italia: i bambini in sovrappeso sono il 20,9% e i bambini obesi sono il 9,8%, le prevalenze più alte si registrano nelle Regioni del sud e del centro. Invece i dati dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma confermano che circa il 3-12% dei bambini di peso normale sono affetti da steatosi epatica e questa frequenza sale al 70% nei bambini in sovrappeso o obesi. Sono dati allarmanti e parliamo di una vera e propria epidemia di obesità e di malattie croniche al livello mondiale con tutti gli annessi del caso: la riduzione della qualità della vita, aumento di mortalità, spesa sanitaria alle stelle e impoverimento in generale della popolazione. L’aumento del consumo di zucchero va di pari passo con l’aumento delle malattie. Si stima che nel Paleolitico una persona consumava 2kg di miele all’anno, nel 1830 il consumo medio era 5 kg di zucchero pro capite mentre nel 2000 si è arrivati a 70kg. In Italia nel 2013 si è stimato un consumo di circa 27kg a persona. Inoltre, negli USA tra il 1970 e il 1990 il consumo di fruttosio è aumentato del 1000%.

Il consumo di zucchero deve essere ridotto, soprattutto per quanto riguarda le bevande zuccherate, dolciumi, caramelle e altri prodotti confezionati. Dobbiamo andare oltre e imparare a leggere le etichette di tutti i prodotti che acquistiamo al supermercato. Lo zucchero addizionato agli alimenti può celarsi sotto numerose diciture: saccarosio, glucosio, fruttosio, sciroppo di mais, sciroppo di glucosio e fruttosio, destrosio, maltosio, maltodestrine, galattosio, sciroppo di riso…

La frutta non va demonizzata, se non sono presenti particolari patologie il suo consumo apporta numerosi benefici, soprattutto se viene consumata la mattina. La frutta oltre agli zuccheri contiene moltissime sostanze bioattive che cooperano tra loro aumentando l’assorbimento di vitamine, Sali minerali e regolando il metabolismo. I bambini devono tornare a fare la merenda con la frutta e imparare ad appagare il loro desiderio del sapore dolce in maniera naturale e salutare, magari ci riusciamo anche noi adulti.

Torniamo alla nostra mela. Una mela al giorno toglie il medico di torno? Le mele e le pere contengono 70% degli zuccheri sotto forma di fruttosio, mentre le fragole, frutti di bosco, melone, pesca, kiwi e ananas tra 30% e 40%. Anche le banane hanno più glucosio che fruttosio ma sono più caloriche. Rinunciate ai prodotti industriali, manipolati, “smolecolati” e riuniti sotto le forme più accattivanti e fantasiose in favore di questa meraviglia che la natura ci ha offerto e che abbiamo saputo sfruttare a nostro vantaggio, la frutta. Il modo migliore di consumarla è a colazione, insieme alle noci o mandorle e a una buona fonte proteica come possono essere le uova.

Buon appetito! 

Share this post

Post Comment