Un 2019 col vento in poppa per i big del vino, fatturato a 7 miliardi

Da Marchesi Antinori ai Fratelli Martini, da Casa Vinicola Botter Carlo & C. a Enoitalia e ancora da Ruffino a Italian Wine Brands e Marchesi Frescobaldi fino a Gruppo Caviro. Questi sono solo alcuni nomi delle 105 cantine che entrano nella classifica delle maggiori aziende vitivinicole italiane del 2019 a cura di Anna Di Martino. Un comparto che nel 2019 ha fatturato 6,8 miliardi, grazie all’export cresciuto a livello nazionale, fino ad arrivare a 4 miliardi di euro. Per il 2020 invece è difficile fare previsioni, a causa della pandemia .

Un 2019 col vento in poppa per i big del vino, fatturato a 7 miliardi

Storia, cultura e passione. Tre parole per definire il vino italiano, tra i più rinomati al mondo per la sua eleganza e finezza. Non è un caso che il nostro Paese ha conquistato la posizione di leader mondiale in questo campo: nell’antichità le venne dato il nome di Enotria tellus, cioè terra del vino. Anche se ogni anno ci ritroviamo a competere con nuovi player in grado di produrre vini di ottima qualità a prezzi competitivi, assieme a storici rivali, come Francia e Spagna, l’Italia continua a tenere banco.

105 aziende vinicole hanno avuto a fine 2019 un incremento di fatturato, grazie soprattutto alla crescita dell’export a livello nazionale, per un valore pari a 4 miliardi. Si tratta di un campione significativo dell’industria nazionale del vino che rappresenta il 47,35% del giro d’affari totale del comparto, il 62,7% delle esportazioni ed il 35% del fatturato domestico.

Questi dati emergono dalla classifica dei maggiori operatori del vigneto italiani del 2019 stilata ogni anno da Anna di Martino, giornalista finanziaria ed esperta di enogastronomia, pubblicata da Corriere Economia.

Tutte insieme queste aziende rappresentano 6,8 miliardi di fatturato, 158 mila ettari in produzione tra vigneti di proprietà e in affitto, oltre 2 miliardi di bottiglie e 12.536 dipendenti. Tra le 105 cantine, 41 sono cooperative e 64 aziende private, molte a conduzione familiare tramandate da generazione in generazione. Tra queste rientrano molti nomi noti del Made in Italy enologico come: Marchesi Antinori, Marchesi, Frescobaldi, Umani Ronchi, Mastroberardino, Planeta, Marchesi Mazzei, Barone Ricasoli, Tasca d’Almerita, Donnafugata, Marchesi di Barolo, Argiolas, Banfi, Allegrini, Feudi di San Gregorio, Carpineto, Bortolomiol, Montelvini.

Anna Di Martino Classifica 2019 - Top 10 Coop

Nel mondo delle cooperative spiccano diversi nomi molto noti nel mercato enologico, in cima le Cantine Riunite & Civ, di cui la fetta principale è ottenuta grazie al Gruppo Italiano Vini (406 milioni). Non male anche il Gruppo Caviro, Cavit (la cantina dei viticoltori trentini), Mezzacorona, la Cantina di Soave e Terre Cevico. Tuttavia se si guardano i numeri del 2019 ci sono alcune perdite in termini di fatturato, come nel caso di Caviro, famoso per il marchio Tavernello (-2,37%), e della Cantina Soave (-3,54%), quest’ultima con una perdita più sostenuto ma che in ogni caso vanta un fatturato di circa 136 milioni di ero, contro i 141 milioni del 2019.

In crescita Terre Cevico (+1,04%), Gruppo Vi.V.O Cantine (+5,56%) tra i maggiori produttori di prosecco e Pinot grigio e, infine, Gruppo Ermes (+5%). Anche La Marca Vini e Spumanti ha registrato un incremento rispetto l’anno precedente, anche se lieve (+0,40%).

Perdite, invece, per il Gruppo Mezzacorona (-0,83%), ma peggio per Collis Veneto Wine Group: con un fatturato in calo dell’8,40%. L’azienda veneziana della famiglia Botter invece scala la classifica aggiudicandosi il quarto posto. Una della crescite più alte in soli due anni, assieme a Ruffino Gruppo, brand toscano di proprietà della Constellation Brands che passa da un fatturato di 110,1 milioni a 133,2 milioni di euro nella top dei privati.

Anna Di Martino Classifica 2019 - Top 11 privati

Tra queste al primo posto troviamo Marchesi Antinori, con un incremento del 4,27% rispetto al 2018. La nobile famiglia che da oltre 25 generazioni si dedica al vino, negli anni ha acquisito innumerevoli e importanti tenute in Italia e nel mondo. Ad un grandino più basso troviamo i Fratelli Martini, l’azienda piemontese famosa per i suoi vini e aperitivi, con un decremento del fatturato del 1,96%.

Ci sono invece aziende che operano su più fronti, sia a livello industriale che produttivo. Ad esempio il gruppo Mondodelvino, proprietà della famiglia Martini con un fatturato di 111,2 milioni, investe molto sui consumatori anche online, grazie alla nuova piattaforma multicanale varata in pieno lockdown.

Si posiziona molto bene anche Schenk Italian Wineries, braccio italiano del gruppo svizzero attivo anche in Francia e Spagna (con un incremento dell’8,19%), e l’Italian Wine Brands, il gruppo vinicolo che opera principalmente nella grande distribuzione e all’estero (quotato all’Aim ha fatturato 167,7 milioni), sta segnando bei risultati, sottolineati anche dal rapporto di Mediobanca sul mercato vinicolo: passando da circa 80 milioni di capitalizzazione agli attuali 117 milioni in soli 4 mesi e in epoca Coronavirus. Molto bene anche Zonin 1821 che si aggiudica il terzo posto (+1,49%), Gruppo Santa Margherita (+6,78%), ma soprattutto Enoitalia, che conquista il quarto posto dei Top 11 Privati, con un incremento del 9,63%. Azienda vinicola fondata nel 1986, devono il loro successo al mercato estero, in quanto rappresenta circa il 75% del loro giro di affari.

Per quanto riguarda invece i maggiori esportatori, la top ten stilata da AnnaDi Martino nella sua classifica annuale, vede in testa la bolognese Cantine Sgarzi di Castel San Pietro che vende praticamente solo all’estero (98,99%). Al secondo e terzo posto ci sono rispettivamente Farnese (96,6%) e Botter (93,5%). Molto bene anche per Ruffino e Castellani che superano la quota del 90%. Anche Pasqua Vigneti e Cantine ha registrato incrementi sostenuti, grazie alle sue controllate oltreoceano. A completare la graduatoria ci sono poi Cantine Volpe (tra i più impegnati produttori bio), Carpineto, Fratelli Martini e Tommasi family Estates. Subito dopo ci sono altre 7 aziende che registrano un’incidenza di sport superiore all’80%: Zonin 1821, Bottega, Mezzacorona, Mondodelvino, Umberto Cesari, La Marca, Allegrini.

Quali sono le aziende private che conseguono i migliori risultati in termini economici? L’indicatore più significativo è quello che fotografa la redditività espressa dal rapporto tra ebitda e fatturato che, ovviamente, non riguardano il mondo cooperativo.

Nel 2019, al primo posto è la Tenuta San Guido che svetta la classifica con il 59,23%. Al secondo posto, Marchesi Antinori che tocca quota 47,50%, con un fatturato di 222,7 milioni. A seguire la cantina siciliana dei fratelli Diego e Alberto Cusumano (con un indice del 36,51%). Al di sotto di un paio di punti percentuali troviamo Marchesi Frescobaldi con il 33,99%. Si conferma al quinto posto, invece, il gruppo veneto Santa Margherita dei fratelli Marzotto, con il nuovo CEO Beniamino Garofalo. Guadagna oltre 4 punti la toscana Castellani che si aggiudica il sesto posto con il 28%, seguita da Donnafugata con un indice del 26,5%. Non manca all’appello la cantina sarda Argiolas e quindi la maggiore maison della Franciacorta Guido Berlucchi. A chiudere la top ten la famiglia Lunelli, la big delle bollicine Ferrari e Bisol.

Passiamo alla classifica dei maggior imbottigliatori tra le aziende private. Con oltre 109 milioni di pezzi si conferma al primo posto l’Enoitalia, che si traducono in un giro d’affari di 199,3 milioni. Mentre si aggiudica la medaglia d’argento Botter con 97,3 milioni e la medaglia di bronzo va a Contri Spumanti, con 72,5 milioni. Nella top ten anche Cielo e Terra, con 35,7 milioni, tra i più importanti operatori della Gdo e Schenk Italian Wineries, guidata da Daniele Simoni: ha prodotto oltre 60 milioni di bottiglie, ribaltando la situazione del 2018. Dopo i primi 10, ci sono altre case importanti, come l’emiliana Chiarli (con 20 milioni di bottiglie), regina delle classifiche enologiche internazionali con il popolare Lambrusco. O anche il brand siciliano Duca di Salaparuta (con 11 milioni) che fa capo all’Ilva di Saronno.

E le cooperative? Anna Di Martino chiarisce che è difficile fare questa analisi dato che le cooperative spesso operano nello sfuso. Ma se si considerano le realtà altoatesini, premiate dalla critica enologica per la qualità dei loro vini, si incrocia un prezzo medio elevato (almeno più di 8 euro), come per la Cantina San Michele Appiano e la Cantina Tramin. La migliore prestazione in termini di bottiglie però è del Gruppo Caviro, con 259 milioni di pezzi. Damigella d’onore le Cantine riunite & Civ con 219,8 milioni di bottiglie, di cui 84,8 appartenenti al Gruppo Italiano Vini. Si posiziona al terzo posto Terre Cevio con 82,4 pezzi. E ancora La Marca Vini e Spumanti (57 bottiglie), Gruppo Mezzacorona (50,3) e Cantina Soave con (35).

Invece, si posizione al primo posto della classifica sui maggiori incrementi di fatturato totale, la coop trentina Cantina Toblino, seguita da Ruffino con la più forte crescita tra i big. La pugliese Varvaglione 1921, Latentia Winery e Le Chiantigiane ricoprono rispettivamente il terzo, quarto e quinto posto. Buon risultato anche per l’abruzzese Farnese Group, guidata dal suo presidente e fondatore Valentino Sciotti, leader di un modello operativo che non prevede proprietà viticola ma l’affitto dei vigneti di oltre 3mila viticoltori in 6 regioni diverse. Si tratta di un modello funzionale che ha anche conquistato il colosso di investimento americano Platinum equity, entrato nella maggioranza del gruppo abruzzese.

Mentre sul podio dei maggiori incrementi dell’export troviamo in ordine Latentia winery, Ruffino e Terre Cevico. In questa rosa entrano anche Caviro, Cielo e Terra, Enoitalia, IWB, Contri e il polo vinicolo di Genagricola, la holding agroalimentare delle Assicurazioni generali guidata dal neo AD Igor Boccardo. Un buon export anche per Mionetto, azienda leader sul mercato delle bollicine che assieme a Contri e Villa Sandi chiude il tris di cantine con un fatturato oltre i 90 milioni di euro.

Numerosi positivi per i vigneti italiani, che chiudono il 2019 con numeri in crescita rispetto l’anno precedente, a conferma di un intero processo di riorganizzazione ma anche di rafforzamento del settore privato e cooperativo. Anche se per il 2020 le speranze di ottenere risultati così positivi sembra quasi un sogno, a causa della crisi epidemiologica che ha investito tutto il mondo, non è ancora detta l’ultima parola.

Condividi

Commenta