Pegno Rotativo: Intesa Sanpaolo Ferderdoc e Valoritalia a sostegno dei vini nobili

Le scorte di vino da affinamento come garanzie utili per ottenere nuove linee di credito. Riccardo Ricci Curbastro: strumento fondamentale per dare respiro al nostro comparto

Pegno Rotativo: Intesa Sanpaolo Ferderdoc e Valoritalia a sostegno dei vini nobili

Intesa Sanpaolo offre una soluzione finanziaria per sostenere il settore vitivinicolo, che sta risentendo pesantemente degli effetti della pandemia di Covid-19, pur avendo tutte le potenzialità per superare il difficile momento.

Dal punto di vista normativo la strada è stata aperta dal Decreto “Cura Italia”.Tecnicamente il “pegno rotativo” consente di effettuare una valutazione puntuale delle scorte di vino da affinamento e di convertirle in garanzie utili per ottenere nuove linee di credito. Le aziende possono così smobilizzare il prezioso patrimonio custodito in cantina, che diventerà commercializzabile solo a distanza di anni.

Il progetto di Intesa Sanpaolo si avvale della collaborazione di Federdoc, la confederazione nazionale dei consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani, e di Valoritalia, società leader nelle attività di controllo sui vini DOCG, DOC e IGT e organismo di controllo sul vino biologico e sull’agricoltura biologica. Le aziende produttrici delle DOC e DOCG – Barolo, Barbaresco, Franciacorta, Amarone di Valpolicella, Brunello di Montalcino, Bolgheri, Chianti Classico e Nobile di Montepulciano – potranno accedere a questa iniziativa attraverso la certificazione rilasciata da Valoritalia. Anche i consorzi di tutela delle altre numerose denominazioni presenti sul territorio nazionale ed i relativi organismi di controllo potranno essere interessati dal progetto. L’attenzione di Intesa Sanpaolo per il settore vitivinicolo è infatti rivolta a tutte le circa 400 DOC e DOCG che vorranno collaborare con la Banca.

Negli ultimi trent’anni il vino italiano è passato da un sistema produttivo basato sulla quantità a un’economia che punta su qualità e valore, scommettendo su identità, legami con il territorio, certificazioni di origine. Ai nostri giorni l’Italia produce meno vino, ma questo vino vale molto di più. Secondo una comparazione della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, nel 1986 si produssero 77 milioni di ettolitri per un valore di 1,3 miliardi di euro, oggi gli ettolitri prodotti sono quasi 50 milioni, il 35% in meno, ma il valore è salito a 4,3 miliardi di euro, più del triplo.

Il 2020 è partito molto favorevolmente, ma già nel mese di marzo c’è stato un crollo del mercato interno che ha toccato il minimo in aprile (-40,3% rispetto ad aprile 2019 per l’aggregato più ampio delle bevande). Le esportazioni di vino invece hanno tenuto fino a marzo, ma da aprile sono scivolate anch’esse in territorio negativo chiudendo il semestre a -3,4%.

Le imprese maggiormente penalizzate sono quelle legate al canale Ho.re.ca. (Hotellerie- Restaurant-Café), fortemente impattato dalle limitazioni imposte per mantenere il distanziamento sociale e dal blocco degli spostamenti di piacere, turistici e di business. Le conseguenze sono state meno rilevanti per gli operatori che si appoggiano alla grande distribuzione od organizzati per le vendite online. Il canale e-commerce, cresciuto moltissimo nel 2020, ha tuttavia un peso relativamente contenuto e insufficiente a sostituire le vendite perse nei canali di vendita tradizionali.

“Mettere a punto questa tipologia di accordi a favore delle aziende che fanno grande il Made In Italy – afferma Francesco Liantonio, Presidente di Valoritalia – fa parte del nostro impegno a tutela delle denominazioni. Le nostre eccellenze vitivinicole rappresentano un tesoro inestimabile, da preservare. Sono proprio le nostre produzioni a salvarci in momenti difficili come quello che stiamo attraversando. Attraverso le nostre verifiche, garantiamo il rispetto dei disciplinari di produzione e delle caratteristiche organolettiche che permettono alle nostre DOC, DOCG e IGT di essere considerate la più preziosa delle monete”,

Per Riccardo Ricci Curbastro, Presidente di Federdoc “Il pegno rotativo ha fatto sì che consorzi, istituzioni e banche collaborassero per la reale ripresa economica italiana. Questo strumento si è rivelato fondamentale per donare respiro al nostro comparto, duramente colpito dalla pandemia, mostrando che l’impegno profuso in questi anni per l’unità della filiera vitivinicola italiana ha dato i frutti sperati”.

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