L’uva dei Papi, il Pizzutello, ritorna in auge

Apprezzata da Plinio il vecchio, da Isabella d’Este per le sue proprietà, da Papa Leone XIII per il suo sapore, l’uva Pizzutello della valle dell’Aniene torna a essere coltivata rilanciata dal presidio Slow Food. Non si punta solo all’uva bensì anche alla scoperta di un territorio carico di storia

L’uva dei Papi, il Pizzutello, ritorna in auge

Ha attraversato con discrezione secoli e secoli di storia. Un grande botanico dell’antichità, Plinio il vecchio, vissuto nel primo secolo dopo Cristo, nella sua  “Naturalis Historia” parla della sua coltivazione nelle campagne di Tivoli e negli orti di Pompei e ne elogia le qualità. Con un salto storico arriviamo poi al 1500 quando Eleonora d’Este, figlia del grande Alfonso e della famigerata Lucrezia Borgia, in vacanza a Tivoli con la sorella Lucrezia, scrive alla corte ferrarese: “Negli orti della villa di Tivoli vi è abbondanza di pizzutello, che i paesani chiamano uva corna a causa della sua forma allungata da sembrare un cornetto piccolissimo. È molto gustosa al palato e mantiene bene lo stomaco. Ve n’è di due qualità bianca e nera perché credono che fa gli occhi belli”. Segue ancora un periodo di oblio ed ecco che nell’800 troviamo notizia dell’Uva pizzutella di Tivoli in occasione della visita di Papa Gregorio XVI alla città il 2 ottobre del 1845. Il papa voleva verificare come andavano gli imponenti lavori dello scavo dei cunicoli del Monte Catillo per la deviazione delle acque dell’Aniene, destinati a mutare il corso dell’agricoltura dell’area, e venne accolto in città da una serie di archi di Trionfo decorati con l’uva Pizzuta che andavano da Porta Santa Croce fino al ponte gregoriano. Incuriosito il Papa durante il corteo volle assaggiare quell’uva dalla forma strana e nel gustatala ne raccomandò l’uso alla popolazione.  E ancora il Pizzutello di Tivoli, ornò, cinquanta anni dopo, una barca che sfilò in occasione del giubileo indetto da Papa Leone XIII nel ‘900, dono degli abitanti della cittadina.  L’ultima uscita pubblica, per così dire, del pizzutello, fu nel 1908 in occasione del Giubileo indetto da Pio X, per il 50° della propria ordinazione sacerdotale. Questa volta un enorme stemma Pontificio fu ricoperto dall’uva corna come segno di riconoscenza per i grandi lavori che avevano portato l’acqua nella valle dell’Aniene.

Insomma il rapporto fra questa uva particolare e Tivoli è radicato nel tempo. Anche se c’è qualcuno che nella città laziale arrivò dalla Francia importata dal Cardinale Ippolito d’Este nel XVI secolo, quando costruì proprio in questa località poco distante da Roma la sua abitazione, Villa d’Este.

Ma, come accade spesso, la storia non basta a proteggere e a sviluppare colture territoriali che hanno accompagnato nei secoli la vita di comunità locali.

A Tivoli malauguratamente la produzione di quest’uva, dal sapore molto delicato, croccante, saporosa che esprime una antica identità storica e culturale del territorio, stava scemando non solo perché è una qualità d’uva di difficile coltivazione ma anche perché l’omologazione consumistica ha portato il mercato a preferire uve meno legate al territorio e a un arco temporale produttivo ridotto nonché più redditizie colturalmente, e così tutta l’area viticola un tempo veramente estesa, poi notevolmente ridotta nel dopoguerra con il frazionamento dei fondi, era andata via via scemando da 60 ettari coltivati a 10.  A questo si aggiunga che l’uva pizzutello è stata coltivata in questi ultimi anni anche a Latina, per rimanere nel Lazio, ma anche in Francia, Spagna e Algeria. Insomma si stava rischiando di perdere una preziosa testimonianza di biodiversità dal sapore unico proprio perché coltivata nella valle dell’Aniene in un contesto climatico e territoriale tipico di quest’area.  

Tivoli, apertura dei cunicoli, Aniene e Gregorio XVI (Riveruzzi, 1835)
Tivoli, apertura dei cunicoli, Aniene e Gregorio XVI (Riveruzzi, 1835)

Se si è salvata la sua memoria, lo si deve a un gruppo di produttori che tenacemente hanno difeso la memoria dei propri padri. Diventa rigoroso citare i nomi dei coltivatori storici Bruna Grossi, Alvaro Proietti Modi, Franca Eletti, Gianni D’Antoni, Antonio del Priore, Giovanni Maschietti.

 Poi l’ancora di Salvezza, l’Uva pizzutello è entrata a far parte dei Presidi Slow Food con tutti i benefici di immagine ed economici che ciò comporta.

«Il Pizzutello lo coltiviamo negli orti, non nelle vigne», spiega Bruna Grossi, referente dei sei produttori storici che aderiscono al Presidio Slow Food, per un totale di circa 25 quintali annui di uva. In altre parole, significa che non si pianta a filari, bensì a pergole, sulle quali si aggrappano le viti, sotto le quali invece talvolta vengono seminate lattuga, fave e piselli. Accanto a loro, poi, spesso ci sono le rose, custodi e sentinelle delle uve che colorano e profumano gli orti tiburtini.

Nei decenni, questi caratteristici pergolati hanno contribuito a rendere unico e prezioso il paesaggio di questo angolo di Lazio: tradizionalmente, come pali di sostegno, si usavano, infatti, forcinotti di castagno, e per legare le piante si usava un’erba locale, la cosiddetta “cartica”. Elementi, questi, che i produttori di oggi continuano a tramandare di generazione in generazione, e che rappresentano un tratto distintivo di quest’area.

Il Presidio Slow Food dell’uva Pizzutello di Tivoli, d’altronde, non celebra soltanto il prodotto di una terra fertile, ma intende anche tutelare il paesaggio agrario e fungere da ulteriore vetrina per un’area dalla già notevole vocazione turistica. «Questo riconoscimento è punto di partenza per continuare a valorizzare l’enorme potenziale che abbiamo nel territorio Tiburtino e nella Valle dell’Aniene, consapevoli che ogni alimento è anche un bene culturale oltre che gastronomico» spiega Gabriella Cinelli, referente della Condotta Slow Food Tivoli e Valle dell’Aniene e cuoca dell’Alleanza Slow Food.

“Il nostro scopo – aggiunge – come volontari nell’associazione Slow Food è promuovere un nuovo modello di turismo esperienziale e sostenibile, “buono pulito e giusto”. Ma tutto questo in proiezione di un Progetto che Slow Food International ha lanciato, Slow Food Travel che può essere declinato in ogni territorio che abbia delle caratteristiche precise. Creando posto lavoro e aumentando il numero di ospiti che trovano le meraviglie archeologiche e il cibo buono pulito e giusto dei produttori a km 0 o dei Presidi del territorio e del Lazio nei ristoranti della città. Vogliamo che chi visiti la nostra città ne apprezzi non solo le meraviglie storico-artistiche, ma anche la qualità della vita e dei prodotti locali. In questi anni di attività abbiamo promosso numerose iniziative locali per far conoscere e apprezzare questo prodotto. I coltivatori di pizzutello partecipano all’Archeomercato della Terra e organizzano visite guidate, passeggiate, pranzi e aperitivi negli orti dove si coltiva questa uva. Inoltre collaboriamo con altre associazioni locali per promuovere itinerari “slow” lungo l’Aniene e il cicloturismo. Abbiamo raggiunto l’obiettivo di far riconoscere il Pizzutello come presidio Slow Food ma non ci fermiamo: tra i prossimi progetti c’è la valorizzazione dell’olio tiburtino, altra eccellenza del nostro territorio. Inoltre con i coltivatori stiamo lavorando alla creazione di prodotti per offrire  il Pizzutello tutto l’anno sulle tavole dei Tiburtini (ad esempio con le confetture). Un passo importante sarà la formazione di giovani e nuove generazioni con diverse iniziative, per promuovere un nuovo tipo di cultura turistica: “l’accoglienza di qualità ” è il nuovo strumento per rendere Tivoli un polo di attrazione turistica per tutto il centro Italia. 

Ogni anno, alla fine dell’estate, Tivoli celebra la propria uva più tipica con la Sagra del Pizzutello. Una tradizione storica che si è tramandata nel tempo e che punta non solo a promuovere l’uva in sé ma anche quella trasformata in confettura e il suo utilizzo gastronomico. La dolcezza di questo frutto – «che scrocchia», come dice la produttrice Bruna Grossi, cioè che va letteralmente addentata per quanto è croccante – la rende ottima per molti usi in cucina.

Proprio per queste caratteristiche il progetto Slow Food non si arresta sulle soglie di un recupero della produzione originaria e di una maggiore redditività che possa attirare giovani leve a impegnarsi in questa produzione ma punta anche alla salvaguardia e alla promozione dell’habitat storico di riferimento. “Con la rinascita delle pergole, e in sintonia con la Convenzione Europea del Paesaggio, e con l’impegno di tanti si può fare molto”. Di qui il varo di un progetto volto ad attivare “percorsi e itinerari turistici, didattici, archeologici, all’insegna del turismo sostenibile». Prossimo passo nel quale il Comune di Tivoli è impegnato è quello di ottenere il riconoscimento previsto dall’Associazione nazionale comuni italiani, per i prodotti tipici, il Deco (Denominazione comunale) che può concretamente rilanciare l’economia rurale della valle dell’Aniene.

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