La lattuga “spaziale”? Commestibile e pure buona

Un team di biologi della Nasa ha dimostrato che la lattuga rossa romana coltivata sulla Stazione Spaziale Internazionale ha le stesse proprietà di quella che cresce nelle campagne sulla Terra.

La lattuga “spaziale”? Commestibile e pure buona

La scienza non finisce mai di stupire. L’ultimo esperimento condotto in orbita riguarda l’agricoltura e ci racconta che le verdure, in questo caso specifico la lattuga, possono essere coltivate anche nello spazio, con ottimi risultati: ne vengono fuori piante assolutamente commestibile e pure ricche di nutrienti, esattamente come quelle coltivate sulla Terra. A scoprirlo è stato un team di biologi del Kennedy Space Center della Nasa, che ha analizzato tre campioni di lattuga rossa romana, una varietà molto sana, dolce e della consistenza croccante. La lattuga in questione era stata coltivata ex novo in una piccola serra sulla Stazione Spaziale Internazionale, che gira intorno al nostro pianeta ad una distanza media di oltre 400 km.

“Pensavamo che piante coltivate in assenza di gravità e con maggiore esposizione alle radiazioni si adattassero in qualche modo, cambiando magari il contenuto di nutrienti”, ha detto l’esperta Gioia Massa. E invece no. Confrontata con analoghe lattughe che crescevano in contemporanea sulla Terra, quella “spaziale” è risultata quasi identica nelle sue caratteristiche. L’unica differenza rilevata è che quelle arrivate dalla ISS ospitano più batteri: “Ma ce l’aspettavamo – aggiunge Massa – perché sono cresciute in un ambiente chiuso, a stretto contatto con le persone”.

La prova che si possa coltivare anche in orbita, oltre che affascinante di per sé, assume anche una notevole importanza per gli astronauti del futuro, quelli che probabilmente tenteranno di raggiungere Marte o che saranno chiamati a lavorare su asteroidi o nelle colonie lunari, quindi lontani dalla Terra per mesi se non per anni. Potranno dunque contare su cibo fresco, coltivato in loco strada facendo. E non solo sulle lattughe rosse romane, ovviamente, tant’è che ora la sperimentazione si sta allargando a piante più preziose dal punto di vista nutritivo, come ad esempio cavoli o pomodori.

Condividi

Commenta