La guerra dei tortellini spacca Bologna

I tortellini alla bolognese si possono fare o no con ripieno di pollo senza maiale? A Bologna è dovuto scendere in campo perfino l’Arcivescovo Zuppi per placare la guerra del tortellino che divide la città

La guerra dei tortellini spacca Bologna

Da martedì, dentro e fuori le mura di Bologna, infuria la guerra dei tortellini, tanto che l’Arcivescovo della città, Matteo Zuppi, è dovuto intervenire per placare gli animi e rassicurare i palati petroniani e non.

La premessa è che la diocesi, insieme ai tortellini tradizionali, ha deciso quest’anno di fare anche tortellini con ripieno di pollo senza maiale da servire venerdì davanti alla basilica di San Petronio, in occasione dei festeggiamenti del patrono (il 4 ottobre). Questa rivoluzione culinaria ha innescato una bagarre senza fine, perché un bolognese può accettare tutto, anche gli spaghetti al ragù, ma il tortellino è sacro e dev’essere fatto come Dio comanda. Morale l’Arcivescovo Matteo Zuppi, che diventerà cardinale in San Pietro, sabato a Roma, ha dovuto scrivere una nota per spiegare che: ha appreso la notizia del tortellino con carne di pollo solo martedì mattina e dai media; era all’oscuro dell’iniziativa annunciata ieri in conferenza stampa dal Comitato cittadino per le manifestazioni petroniane; il Comitato ha previsto che accanto ai quintali di tortellini conformi alla ricetta depositata, siano preparati anche pochi chilogrammi senza maiale per chi non può mangiarne per diversi motivi. Infine garantisce che “nella città in cui il cardinal Farnese nel 1661 emise il bando contro la contraffazione della mortadella con tanto di pene pecuniarie e corporali per i trasgressori, il prossimo cardinale Zuppi non poteva cambiare la tradizione”.

La notizia bomba dei tortellini al pollo, fatti per non offendere i mussulmani, viene bollata dalla Chiesa di Bologna come “fake news” utilizzata solo per confondere bolognesi e italiani. Dispiace – si dice – che una normale regola di accoglienza e di riguardo verso gli invitati sia interpretata come offesa alla tradizione. La preoccupazione è che tutti possano partecipare alla festa, anche chi ha problemi o altre abitudini alimentari o motivi religiosi. 

“Alcune polemiche e strumentalizzazioni non sono accettabili neanche in campagna elettorale. 

Con la festa di san Petronio continueremo a vivere la tradizione della nostra città e della nostra Chiesa. Sarà come sempre un momento di unità intorno al Padre defensor di tutti i bolognesi”.

Insomma non si sa se, a questo punto, la novità verrà digerita o resterà sullo stomaco ancora a lungo. 

Alcuni fanno notare però che Petronio fu scelto dai bolognesi come patrono proprio perché, nel quinto secolo, seppe difendere l’identità cittadina contro le invasioni barbariche e il loro tentativo di egemonia culturale. Ecco, senza spingersi così in là, si può convenire in ogni caso che, la prossima volta, un tortellone di ricotta potrebbe risultare più indicato.

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