Glifosato, il Lussemburgo ne vieta la vendita

Primo Paese dell’Ue a dichiarare fuori legge 15 tipi di confezioni. I rischi per la salute e l’ambiente e la resistenza delle case produttrici di fitofarmaci.

Glifosato, il Lussemburgo ne vieta la vendita

Europa e Stati Uniti restano in prima linea sull’uso del glifosato, il potente pesticida usato in agricoltura. Due fronti simili ad una calamita che si avvicinano e si allontanano. Il glifosato fa male o no ? Chi lo usa è fuori legge o  ha ragione a  mandare sul mercato prodotti immunizzati? Il Lussemburgo dal 1 febbraio ha vietato la vendita di tutti i prodotti che contengono la sostanza prodotta da grandi marchi. È il primo Paese in Europa ad adottare una decisione così drastica a sostegno della propria agricoltura. In realtà, lo aveva annunciato già quattro anni fa, ma aveva solo scalfito le polemiche e le analisi di laboratorio sulla nocività o meno del prodotto. Nel Granducato se n’è continuato a vendere tanto, liberamente e con il 1 febbraio scompariranno dai negozi e dagli store di agricoltura ben 15 marchi.  

Il caso sulla liceità dell’utilizzo di glifosato in sede Ue è tutt’altro che risolto. Per l’azione congiunta della lobby delle case produttrici di fitofarmaci e di potenti studi legali. Il Lussemburgo, infatti, in base ai protocolli europei nelle prossime settimane dovrà motivare e documentare la propria decisione. Così se da un lato avrà l’appoggio di ambientalisti e verdi, dall’altro dovrà combattere nuove azioni di rivalsa e contenziosi. Il consenso sulla decisione è, quindi, strettamente legato a test incontrovertibili in mano alle autorità lussemburghesi. Dovranno dimostrare danni alla salute e all’ambiente con il risultato sperato di aver piegato ogni resistenza. 

Non è così sicura di questi rischi, per esempio, la Germania che ha preso tempo per la messa al bando fino a tutto il 2022. In Italia è tutto fermo, eccetto la Regione Toscana che lo vieterà dal gennaio 2022, nonostante una sentenza della Corte europea di giustizia che non vede pericoli. Sotto accusa è principalmente il Roundup della Bayer, multinazionale colpita tra l’altro da una pesante sentenza in California con conseguente ricorso. Insomma altro che “glifosate free”, come sperano migliaia di persone e di agricoltori bio in tutto il mondo, siamo nel pieno di una guerra commerciale.

Gli  Usa non si chiamano fuori dalle polemiche. I movimenti contrari all’uso dei pesticidi sono diffusi in tutti gli Stati, ma rispetto  alle politiche di Obama, contrario alle contaminazioni in agricoltura, con Trump la musica è cambiata e tutti sono più inquieti. Nei laboratori  e nei centri di ricerca si continua a testare le confezioni in commercio. Altre recenti analisi a  cura del National Toxicology Program (NTP) hanno riconosciuto la pericolosità dei prodotti in commercio, ma non derivante dal glifosato allo stato puro. Una parziale assoluzione che rimanda agli additivi aggiunti nelle confezioni. In altre parole la sostanza in sé non sarebbe pericolosa, lo diventerebbe soltanto nella preparazione complessiva. Quanto peseranno questi test ( non certamente ultimi) è difficile prevedere nella contesa per proteggere la  salute umana o assolvere i colossi dei pesticidi. La decisione del Lussemburgo dà comunque sollievo.

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