Coronavirus: bar e ristoranti vuoti? C’è il delivery, ma gli chef non ci stanno

L’emergenza coronavirus sta incidendo negativamente sull’economia italiana: ristorazione, turismo e ospitalità in genere si trovano ad affrontare una crisi senza precedenti. Mentre decolla il food delivery, i grandi chef sottoscrivono un appello per il ritorno alla normalità.

Coronavirus: bar e ristoranti vuoti? C’è il delivery, ma gli chef non ci stanno

L’emergenza coronavirus e le disposizioni adottate dalle autorità competenti hanno avuto senza dubbio forti ripercussioni non solo sull’economia italiana ma anche sulle abitudini della popolazione, coinvolgendo il turismo ma soprattutto bar e ristoranti, punti di forza del nostro Paese.

L’incertezza del futuro ha reso l’atmosfera talvolta spettrale: città che fino a pochi giorni fa vivevano un boom economico, come Milano, si trovano a fare i conti con una realtà sempre più preoccupante e sconfortante. Tra eventi gastronomici annullati o posticipati e ristoranti che hanno deciso di chiudere (o che sono semi-deserti), il morale degli imprenditori del settore è sempre meno positivo e le perdite numerose.

A lanciare l’allarme è Fiepet, l’associazione che riunisce i pubblici esercizi Confersercenti, che ha stimato l’impatto subito fino ad ora dalle aziende. In soli 10 giorni, bar e ristoranti delle sei regioni più colpite dal virus hanno perso 212 milioni di euro di fatturato. Numeri destinati a salire e che hanno messo in seria difficoltà tutte le attività, in particolar modo quelle più piccole.

Una situazione che ha paralizzato il settore enogastronomico e come se non bastasse la psicosi del contagio si sta diffondendo a macchia d’olio. Tanto che non sono solo le zone rosse, considerate a rischio, a pagare lo scotto. Ormai città deserte, locali semivuoti sono lo specchio della paura, pesando forse anche di più dei provvedimenti restrittivi delle zone rosse. Ad esempio, in Piemonte dove non ci sono ancora stare ordinanze nazionali o locali hanno disposto chiusure o limitazioni, vedendo così dissolversi più di 25 milioni di fatturato, di cui solo la metà a Torino. Per non parlare di Milano e Veneto, che hanno perso rispettivamente 30 e 44 milioni di euro di fatturato.

Tra preoccupazioni e ansia, chef e ristoratori del Nord Italia si uniscono per infondere un po’ di coraggio ai cittadini e non lasciarsi abbandonare alla paura. Matteo Baronetto, executive chef Del Cambio lancia l’appello “Siamo anche noi cittadini, viviamo le stesse preoccupazioni degli italiani, ma non possiamo stare alla finestra, dobbiamo reagire e guardare avanti. I nostri ospiti, i nostri team, i vicini, i fornitori. Se tutti ci muoviamo in modo coordinato e supportiamo le autorità riusciremo sicuramente a superare questo momento difficile”.

Numerosi ristoratori si sono uniti alla voglia di ripresa lanciata da Baronetto, rassicurando gli ospiti di poter gustaere un pranzo o una cena in un ambiente sano e sicuro. Un appello a cui hanno aderito anche gli stellati Enrico Bartolini e Marco Sacco.

C’è invece chi pensa a una cassa integrazione turistica per sostenere il comparto, come Negrini, cuoco e comproprietario dello storico ristorante Da Aimo e Nadia, oppure, di alleggerire il carico fiscale e predisporre l’accesso a fondi di disoccupazione, come l’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto.

Nel frattempo, si cercano soluzioni alternative come delivery o take away. E non ne mancano anche di curiose e creative: ad esempio, I love Ostrica, l’esclusivo format di shop online con protagoniste ostriche, crudités di mare e pescato di altissima qualità, ha pensato di rendere il servizio di un aperitivo faidate comodamente nella propria casa. Basteranno, poi, solo 24 ore per aver un ottimo apericena pronto sulla tavola.

Stando ai numeri invece, i dati dicono che soprattutto al Nord è esploso il derlivery anche solo per farsi portare la spesa a casa, al punto che Amazon Prime Now a fine febbraio ha ufficialmente annunciato che le consegne non sono più disponibili su Milano e Torino, e l’app di Esselunga è stata in crash da domenica 22 febbraio fino alla fine del mese, mentre le spedizioni a casa sono arrivate a toccare i tre giorni da attesa. La situazione è esplosa soprattutto a Milano, dove le richieste sono in continuo aumento, tanto da sfiorare l’80% di ordini in più rispetto allo scorso anno.

È il quadro che emerge dalle dichiarazioni di Cortilia, mercato agricolo online che mette in contatto contadini e consumatori tramite un sito web dove ordinare prodotti sostenibili e a chilometro zero. Curioso invece il caso di Roma: nonostante la gente lavori da casa e la frequentazione di locali pubblici sia sconsigliata, pur di sgranchirsi un po’ le gambe i romani preferiscono almeno la spesa andarla a fare al supermercato: tutti coloro che hanno potuto adottare il sistema dello smartworking hanno infatti più tempo da dedicare alla spesa, e soprattutto possono evitare gli orari di punta e riuscire a fare compere in momenti di maggiore calma. 

Anche questo un modo come un altro di reagire alla psicosi da coronavirus.

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