Coppa del mondo di gelateria: l’Italia batte tutti

L’Italia si afferma con una torta gelato e una scultura di ghiaccio “Segreti del bosco”. L’argento al Giappone, il bronzo all’Argentina. Gli italiani ne consumano 6,5 chilogrammmi a testa in un anno. Quanto a produzione però siamo i terzi in Europa preceduti da Germania e Francia

Coppa del mondo di gelateria: l’Italia batte tutti

Professionisti della gelateria, della pasticceria, della scultura di ghiaccio e dell’alta gastronomia in rappresentanza di undici paesi mondiali, Messico, Singapore, Malesia, Giappone, Germania, Italia, Francia, Spagna, Polonia, Argentina, Colombia, si sono sfidati a Rimini, in occasione del Sigep, nella Coppa del mondo di Gelateria 2020.

L’Italia con una squadra guidata da Bepo Tonon, ha conquistato il primo posto. Il secondo podio è stato conquistato dalla squadra del Giappone, medaglia d’argento, terza classificata l’Argentina, medaglia di bronzo.

Otto le prove che le squadre hanno dovuto affrontare: vaschetta di gelato decorata, monoporzione in vetro, mystery box (ingredienti a sorpresa), torta artistica gelato, entrée di alta cucina, scultura in ghiaccio e in croccante e lo snack di gelato.

Unanime il riconoscimento della giuria internazionale per l’affermazione della squadra italiana formata dal gelatiere Eugenio Morrone, classe 1984 nato a Catanzaro ma romano di adozione, titolare della gelateria “Il cannolo siciliano”, da Massimo Carnio titolare della pasticceria “La villa dei cedri” a Valdobbiadene, dallo chef Marco Martinelli, docente di scuola di cucina presso Cast Alimenti, dallo scultore del ghiaccio Ciro Chiummo, quarantadue anni, originario di Secondigliano, maestro di Pasticceria all’Accademia Aroacademy di Roma. 

A guidare ed allenare il gruppo una grande certezza della gelateria italiana, Giuseppe Tonon, originario di Ponte di Piave, già vincitore nel 2006 della Coppa del Mondo della Gelateria che a Oderzo gestisce “Ca’Lozzio”, gelateria-ristorante che è anche centro congressi, circolo culturale e artistico, che ospita esposizioni d’arte e concerti di musica classica, lirica e moderna. Presenza ricorrente in diversi canali TV è particolarmente celebre nel campo della decorazione, soprattutto per le sculture di verdura e frutta, in Italia e all’estero dove viene chiamato a tenere corsi presso scuole professionali.

Ciascuna delle 11 squadre si è presentata alla competizione con un tema di gara. L’Italia ha proposto “I segreti del bosco”, con la scultura di ghiaccio di Ciro Chiummo che raffigura un cervo che sbuca da un cespuglio e la torta gelato al pistacchio, lampone e fragola e mora su base di croccantino con semifreddo al mascarpone e vaniglia. In sezione, nella fetta, la sagoma del ciclamino e della mora. La torta gelato ha vinto anche il premio speciale della giuria Stampa. 

Per la cronaca il Giappone, secondo classificato con una statua di ghiaccio che aveva per tema “Fiore della musica” era rappresentato in squadra da Naoki Matsuo, Kenichi Matsunaga, Kengo Akabame e Hiromi Nishikawa con Kanjiro Mochizuki team leader. Infine la squadra Argentina, che aveva scelto come tema “I pirati dei Caraibi” era rappresentata da Mariano Zichert, Pablo Nicolas Renes, Matias Dragun e Ruben Darre, con team leader Maximiliano Cesar Maccarrone.

Il gelato resta uno degli alimenti più amati dagli italiani che ne consumano annualmente sei chilogrammi a testa. Oramai il suo consumo non è più limitato ai mesi estivi ma si protrae lungo tutto il corso dell’anno. Ad essere preferito è di gran lunga quello artigianale distribuito da quasi 40.000 gelaterie dove si stima lavorino oltre 150.000 addetti. E ai gusti tradizionali si affiancano oggi quello esterofilo, naturalista, dietetico, vegano o a chilometri zero come i gelati con frutta e verdura locali ma anche con formaggi Dop o grandi vini.

Rilevante in Italia viene considerato l’impatto sull’indotto, con l’utilizzo di 220mila tonnellate di latte, 64mila di zuccheri, 21mila di frutta fresca e 29mila di altre materie prime con gusti che vanno dal latte di asina a quello di capra fino alla bufala.

Gelato: inventato in Italia ma reso famoso in Francia

Benché non sia facile distinguere esattamente i vari tipi di preparazione, l’origine italiana del gelato viene generalmente riconosciuta in gran parte del mondo, ma fu la sua introduzione in Francia a renderlo famoso in tutta Europa.

Notizie certe riguardo al gelato come “impresa” si hanno su Francesco Procopio dei Coltelli, un cuoco siciliano.

Partendo da Aci Trezza arrivò, dopo tanti insuccessi e successivi perfezionamenti, fino a Parigi, dove aprì nel 1686 un locale tuttora esistente, il Café Procope, dove veniva servita una grande varietà di gelati. In seguito, dato l’enorme successo ottenuto, si spostò in una nuova e più grande sede (oggi in rue de l’Ancienne Comédie), di fronte alla Comédie Francaise (il teatro, fondato nel 1680, si sarebbe poi spostato nella sede attuale nel 1799).

Quel “Café” offriva: “acque gelate” (granite), gelati di frutta, “fiori d’anice”, “fiori di cannella”, “frangipane”, “gelato al succo di limone”, “gelato al succo d’arancio”, “sorbetto di fragola”, in una “patente reale” (una concessione) con cui Luigi XIV aveva dato a Procopio l’esclusiva di quei dolci.

Risale circa al 1884 una delle più note rivendite commerciali di gelato italiane, realizzato tramite raffreddamento di gelato, zucchero e grossi mastelli di “salamoia”, che cominciò la propria attività a Torino. Era l’inizio della gelateria Pepino che ancora oggi produce gelati nel capoluogo piemontese. Tale rivendita fu certamente la prima nel nord Italia a portare il gelato a un livello popolare e l’unica a potersi fregiare dei Brevetti di Fornitore di Casa Reale.

Un Italiano lo introdusse in America

Ed è ancora merito di un Italiano se il gelato sbarcò in America. Lo si deve a Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, che aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Tra le varie scuole che si sono distinte nel tempo nella fabbricazione ed esportazione all’estero della cultura italiana del gelato merita citazione quella veneta, in particolare quella della Val di Zoldo, del Cadore della provincia di Belluno, che ha saputo farsi apprezzare in tutto il mondo. In particolare un gelataio cadorino Italo Marchioni nel 1903 inventò il cono gelato, ovvero un contenitore fatto di cialda con la parte aperta verso l’alto da riempire con il gelato (a palline o con una spatola), contribuendo con questa innovazione ad incrementare la popolarità e la diffusione del gelato italiano.

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