Banane, mango e avocado: col caldo l’Italia si dà al tropicale

Il riscaldamento globale sta completamente cambiando le nostre coltivazioni: nel Sud Italia si producono ormai comunemente frutti esotici e persino canna da zucchero – Un mercato da esplorare: il 71% degli italiani preferisce prodotti nazionali ed è disposto anche a pagare di più – Il caso della Spagna.

Banane, mango e avocado: col caldo l’Italia si dà al tropicale

Antò, fa caldo. Così recitava un indimenticabile spot pubblicitario di qualche anno fa, che sponsorizzava un prodotto per rinfrescarsi durante l’estate. Nel frattempo però, per via dei cambiamenti climatici, le estati italiane (e di tutto il mondo) sono diventate sempre più roventi, cambiando non solo le nostre abitudini (oggi non basta più il tè freddo, serve l’aria condizionata nei giorni peggiori…) ma anche le caratteristiche stesse del nostro territorio e delle nostre coltivazioni. Lo ha rilevato la stessa Coldiretti, che in occasione del recente evento del Villaggio contadino di Milano ha lanciato il primo “Expo dei frutti esotici italiani”, durante il quale ha presentato i dati sull’inedita produzione made in Italy di frutti tropicali di largo consumo come mango e banane, ma anche di altri molto meno noti, come lo zapote nero o la sapodilla.

“Quello della frutta tropicale made in Italy – sottolinea la Coldiretti – è un fenomeno esploso per gli effetti del surriscaldamento, determinati dalle mutazioni del clima e destinato a modificare in maniera profonda i comportamenti di consumo nei prossimi anni, ma anche le scelte produttive delle stesse aziende agricole. Lo dimostra il fatto che si è passati da pochi ettari piantati con frutti tropicali a oltre 500 ettari con un incremento di 60 volte nel giro di appena cinque anni”. A far la parte del leone in questo nuovo fenomeno è la Sicilia, con coltivazioni ad avocado e mango di diverse varietà nelle campagne tra Messina, l’Etna e Acireale, ma anche a frutto della passione, zapote nero (simile al cachi, di origine messicana), sapodilla (dal quale si ottiene anche lattice), litchi, il piccolo frutto cinese che ricorda l’uva moscato.

“Il tutto grazie all’impegno di giovani agricoltori che hanno scelto questo tipo di coltivazione, spesso recuperando e rivitalizzando terreni abbandonati proprio a causa dei mutamenti climatici, in precedenza destinati alla produzione di arance e limoni”. Boom di frutti tropicali italiani anche in Calabria, dove alle coltivazioni di mango, avocado e frutto della passione si aggiungono melanzana thay (variante thailandese della nostra melanzana), macadamia (frutta secca a metà tra mandorla e nocciola) e addirittura la canna da zucchero, mentre l’annona, altro frutto tipico dei paesi del Sudamerica, è ormai diffuso lungo le coste tanto da essere usato anche per produrre marmellata.

Il trend sta rapidamente diventando un segmento di mercato sempre più interessante, considerato che oltre sei italiani su 10 (61%) acquisterebbero banane, manghi, avocado italiani se li avessero a disposizione invece di quelli stranieri, secondo un sondaggio Coldiretti-Ixè diffuso per l’occasione. Il 71% dei cittadini sarebbe inoltre disposto a pagare di più per avere la garanzia dell’origine nazionale dei tropicali. Una scelta motivata dal maggiore grado freschezza ma anche dal fatto che l’Italia – precisa la Coldiretti – è al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,8%), quota inferiore di 1,6 volte alla media dell’Unione Europea (1,3%) e ben 7 volte a quella dei Paesi extracomunitari (5,5%).

La novità non è solo italiana e sta interessando anche altri Paesi europei, come la Spagna. Nel Paese iberico si passerà presto dalle arance alla papaya: le campagne a causa delle temperature più calde sono in piena rivoluzione culturale, così se raddoppiano le produzioni di mandorle nell’ultimo triennio in Castiglia, i nespoleti nell’area di Alicante si trasformano e diventano culture subtropicali come mango e papaya. Altri esempi: il clima della catena montuosa di Cuenca, con inverni freddi e precipitazioni minime, è diventato molto buono per il tartufo selvatico, mentre nella regione di Toledo stanno nascendo molte piantagioni di pistacchi, mandorle o uliveti, che hanno sostituito i tradizionali cereali.

GLI ESOTICI COLTIVATI IN ITALIA

FruttoTipologiaZone di origineDove si coltiva in Italia
AvocadoSimile a una pera, è considerato un frutto “grasso”Messico – Centro AmericaSicilia, Calabria
MangoDi varietà Maya e Nam doc mai, dolce e succoso ricorda la pescaAsia meridionale, AustraliaSicilia, Calabria
BananaE’ il frutto esotico più conosciutoAsia meridionale, Sudamerica, AfricaSicilia
PapayaSuccosa e rinfrescante, a metà strada tra l’albicocca ed il meloneSudamerica, America centrale, AsiaSicilia
Frutto della passioneProfumo intenso e sapore dolce aciduloSudamerica, AsiaSicilia, Calabria
Zapote neroRicorda nella forma il cachi e nel sapore il cioccolatoAmerica centrale, AsiaSicilia
SapodillaNel sapore è simile alla pera, se ne ricava anche latticeAmerica centrale, SudamericaSicilia
Melanzana ThayVariante asiatica della nostra melanzanaAsiaCalabria
MacadamiaTipo di frutta secca a metà tra mandorla e nocciolaSudafrica, Sud e Nord AmericaCalabria
AnnonaRicco di zuccheri, dal sapore acidulo-dolciastroAmerica centrale, SudamericaCalabria
LitchiPiccolo frutto di origine cinese, ricorda l’uva moscatoAsiaSicilia
Canna da zuccheroPianta da cui si ricava lo zucchero di CannaAsia, SudamericaCalabria

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