Agricoltura, l’Europa taglia i fondi?

Allarme dei governatori delle Regioni e di Confagricoltura per le decisioni transitorie della Commissione Ue. Per l’Italia circa 5 miliardi in meno nel periodo 2021-2027. Ripercussioni sul biologico. Intervento di Bonaccini

Agricoltura, l’Europa taglia i fondi?

È davvero a rischio il bilancio pluriennale comunitario per la politica  agricola? Quali gli effetti sull’agricoltura italiana, in un periodo non florido e con tanti impegni della aziende per incentivare il biologico? I governatori delle Regioni sono preoccupati per le notizie che arrivano da Bruxelles per i tagli annunciati ed in parte decisi, a partire dal 2021. Il Presidente della Conferenza Stato-Regioni e dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini ha già chiesto a Bruxelles di non prevedere nessuna decurtazione per quei contributi che sono stati molto importanti negli anni della crisi economica che ha attraversato un po’ tutti i Paesi europei.

“Quei soldi – ha detto Bonaccini – ci hanno permesso di dare una mano al territorio, all’economia, alle imprese. La commissione, invece, ha già adottato regolamenti transitori per far arrivare la Politica agricola comune (Pac) oltre il 2020. Sulla stessa linea anche Confagricultura che “rispetto alla proposta di regolamento per la proroga di un anno della riforma della PAC, auspica che non ci siano nuovi tagli ai fondi destinati all’agricoltura italiana”. Secondo il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, “quella avanzata dalla Commissione è una proposta assolutamente infondata sotto il profilo economico, perché non tiene conto dei divari esistenti nei costi di produzione e negli standard di potere d’acquisto. Inoltre, non tiene nella giusta considerazione i fondamentali dell’agricoltura italiana in termini di occupati, numero di aziende, superficie agricola e produttività”.

Le  proposte estendono tutti i programmi agricoli adottati dalla Commissione europea il 31 ottobre ed applicano una riduzione della spesa all’interno del quadro finanziario pluriennale Ue. Per l’Italia tutto questo equivale per il 2021 a meno 3,56 miliardi in pagamenti diretti e 1,27 per lo sviluppo rurale. Ancora più nel dettaglio, si apprende dalla Conferenza Stato Regioni, 140 milioni (-3,9%) e 230 milioni in meno (-15,6%) rispetto al massimale dell’anno prossimo. Tecnicamente i regolamenti transitori prendono atto del prolungarsi dello stallo sui negoziati sulla riforma e sul bilancio comunitario 2021-2027.

Il ribaltamento dei tagli agricoli, dal punto di vista dei Commissari, è dunque, nei fatti. Ma la partita è politica e questa volta, diversamente dal recente passato, le istituzioni italiane dovranno essere davvero coese per non deprimere il comparto agricolo. Noi continueremo a insistere per cercare di evitare “tagli e chiederemo anche un incontro a breve, appena sarà nominata la nuova Commissione”, dice Bonaccini. L’idea è che la nuova Pac possa entrare in vigore il 1° gennaio 2022. Le disposizioni adottate, transitorie, dovranno, comunque, essere discusse dal Consiglio europeo e dall’Europarlamento, le sedi dello scontro finale con i rappresentanti degli Stati a darsi  battaglia. 

Il contesto è poco rassicurante anche per i dazi americani, le conseguenze della Brexit e gli sforzi trasversali per far crescere colture biologiche e protette. Incontrando il commissario Oettinger, in un precedente incontro, le Regioni italiane ricordano di aver ottenuto l’azzeramento dei tagli, mentre adesso si parla di un possibile reinserimento. Una buona notizia è quella sulla tolleranza zero sulle frodi ai fondi comunitari. I tecnici di Bruxelles hanno spiegato che in futuro la responsabilità sul controllo sarà condivisa con i Paesi membri. La Commissione, però, potrà intervenire direttamente con sanzioni molto pesanti come la sospensione dell’erogazione dei fondi e la correzione finanziaria a carico del singolo Paese. Su questo fronte l’Italia dovrà essere molto scrupolosa, viste le  precedenti truffe milionarie che hanno offuscato la credibilità di migliaia di imprese e lavoratori agricoli. La Ministra Teresa Bellanova avrà il suo da fare.

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