Agricoltura green, i giovani italiani primi in Europa

L’ultimo Rapporto di GreenItaly premia le nostre aziende – Il loro fatturato vale il 20% del fatturato globale

Agricoltura green, i giovani italiani primi in Europa

Vai in campagna e scopri che i giovani italiani la amano. Investono, si danno da fare per produrre a km zero. Meglio e più dei loro padri pressoché in ogni Regione. Lavorano senza spargere veleni nei loro campi; sono prudenti con i soldi e motivati. Sono così bravi che il rapporto GreenItaly2018 li piazza ai vertici dell’Europa. I numeri li sostengono anche nel merito, dato che 1 su 4 ha conseguito una laurea e i due terzi viaggiano in Italia e all’estero. Insomma, buone notizie per la green economy e la nostra tavola.

Il Ministero dell’Ambiente ha promosso la ricerca insieme ad una pluralità di Enti ed organizzazioni. In questo caso può ritenersi soddisfatto. Il Rapporto dice, infatti, che l’Italia ha 296 indicazioni geografiche alimentari riconosciute a livello comunitario, 37 marchi per le bevande e 526 per i vini. I giovani nel loro progress industriale difendono anche oltre 5mila prodotti agroalimentari riconosciuti dalle Regioni. E non è poco, per la burocrazia e la cronica lentezza degli uffici dei Governatori. Altri dati in favore di ragazzi-agricoltori sono quelli sull’incidenza delle loro imprese sui 31,5 miliardi di euro di business dell’agricoltura tricolore. Il saldo è vicino ormai al 20%.

Quest’anno 207 mila aziende hanno investito sulla sostenibilità. Un valore vero che tutela produttori e consumatori. La forza delle imprese giovanili sono anche le iniziative di Campagna Amica. Due segmenti commerciali convergenti che annullano i pregiudizi sulla lontananza delle nuove generazioni dalla terra e dal mondo agricolo. Campagna Amica vuol dire trovare in piazza e nei mercatini rionali 7.500 aziende pronte a vendere il meglio delle produzioni locali. Un network che si è esteso a 600 ristoranti, 500 Agrichef e oltre 200 orti urbani. Il business italiano supera Francia (28,8 miliardi), Spagna (26,4 miliardi) e Germania (17,5 miliardi). Il motore è under 50 e non si deve fermare.

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