Adotta un pistacchio: crowdfunding per riportare in vita antico frutto siciliano

Due fratelli di Canicattì, Vincenzo e Giulio Bonfissuto, pasticcieri di successo, trovano in un terreno un’antica specie autoctona di pistacchio e puntano a sviluppare un finanziamento internazionale per allevarlo. Chi aderisce riceverà il loro famoso panettone al pistacchio, potrà dare il proprio nome a un albero, sarà ospitato per un’esperienza degustativa in azienda.

Adotta un pistacchio: crowdfunding per riportare in vita antico frutto siciliano

Parte in Sicilia un progetto per recuperare una vecchia varietà di Pistacchio la cui coltivazione rischiava di essere abbandonata. Tutto merito di due dinamici fratelli, di Canicattì, in provincia di Agrigento, Vincenzo e Giulio Bonfissuto, titolari una avviata pasticceria che porta il loro nome. Due giovani e coraggiosi imprenditori che non si sono lasciati abbattere dalle conseguenze della Pandemia da corononavirus reagendo nell’unico modo con cui può reagire un imprenditore: con coraggio e spirito di iniziativa.

Il pistacchio è una pianta conosciuta fin dall’antichità: già nota e coltivata  da antiche popolazioni ebraiche che ritenevano il suo frutto prezioso fu poi adottata e coltivata dagli Arabi che sbarcarono in Sicilia prendendo il posto dei Bizantini, in particolare alle pendici dell’Etna, che si rivelò habitat naturale per lo sviluppo di quello che poi sarebbe diventato il famosissimo pistacchio di Bronte.

Molti dolci in Sicilia sono a base di Pistacchio, dalle torte ai cannoli, dai croccanti alle olivette, dai gelati ai biscotti, dalle creme, alla pasta di mandorle, ai torroni, perfino ai macaron. 

Fra le specialità della pasticceria Bonfissuto c’è soprattutto un Panettone artigianale al Pistacchio che si è affermato in Italia ed è apprezzato molto anche all’estero. Il loro percorso e lo sviluppo del loro progetto gastronomico ha radici non troppo “antiche” vista la giovane età, ma sono impregmati di tutta la tradizione millenaria che l’arte della pasticceria siciliana porta in dote e che pare geneticamente innata nei fratelli Bonfissuto che hanno messo a frutto in questo settore anni di esperienza nel mondo del catering e della ristorazione.

I Bonfissuto hanno costruito la loro fama su ricette e creazioni che rivisitano senza “offenderlo” il patrimonio della pasticceria siciliana e alcuni dei dolci da forno tipici della tradizione “italiana” come il Panettone. Che presta particolare attenzione a  “Una minuziosa e continua ricerca di prodotti d’eccellenza del territorio siciliano che ha portato alla riscoperta, la valorizzazione e lavorazione di materie prime di grande qualità”, dal Cioccolato di Modica, alle Mandorle di Avola, al Pistacchio di Bronte.

Ed è stato per rifornirsi di materia prima originale e certificata che i due fratelli hanno acquistato recentemente un terreno non lontano dalla propria azienda dove c’erano 70 piante di Pistacchi, quanto avrebbe permesso loro di essere autosufficienti per le necessità della propria produzione di prodotti di pasticceria e di prodotti da forno.

Frutto Pistacchio Pistacia_napoletana_1
a

Qui, la scoperta che quelle vecchie piante, semiabbandonate appartenevano a un ceppo antichissimo di Pistacchio che i fratelli pasticceri hanno pensato bene di sviluppare per poter contare su un pistacchieto a km 0.

L’idea geniale è stata quella di avviare “Fustup” un progetto di crowdfunding sulla piattaforma internazionale Kickstarter.com (link https://www.kickstarter.com/projects/bonfissuto/fustuq-adottaunpistacchio).

Il progetto si basa su 10 tipologie di modalità per sostenere il Pistacchio di Canicattì: dalla semplice donazione libera, a un minimo di 30 euro per ricevere a casa (e in tutto il mondo) il loro lievitato al pistacchio fino a 1000 euro per adottare un massimo di 70 piante di pistacchio (che riporterà una targhetta con il nome del donatore per ogni albero), un omaggio di 12 panettoni e un’esclusiva giornata di experience in azienda comprensiva di pernottamento e degustazioni e pasti tipici insieme ai fratelli Bonfissuto.

I “coltivatori virtuali” dei 70 pistacchi potranno assistere a distanza all’impianto del loro albero, con la possibilità di attribuirgli un nome, verrà data nel tempo testimonianza della crescita, della fioritura, del raccolto di ogni singolo pistacchio e infine della sua trasformazione ed utilizzo. Contribuendo al progetto ci sarà la possibilità di affondare le proprie radici in Sicilia e al tempo stesso rinsaldare e consolidare quelle già esistenti, per riscoprire una specie autoctona di pistacchio e il legame tra la terra, la Sicilia e i suoi prodotti genuini.

Il nome del progetto riprende un termine arabo e che in seguito è stato assimilato dal dialetto siciliano: “fastuca”, parola che indica il loro oro verde, il pistacchio.

“Il laboratorio dove ci siamo recentemente spostati per ragioni di spazio è un terreno collinoso e calcareo che intorno agli anni Venti del Novecento chiamavano “la fastuchera di contrada giuliano” zona vocata per la coltivazione di pistacchio oggi quasi persa” raccontano i fratelli Bonfissuto. “Probabilmente una coltivazione che è stata abbandonata nel tempo perché meno produttiva e con più difficile manutenzione dell’uva da tavola coltivata in queste zone. Stiamo rischiando di perdere un patrimonio culturale e agroalimentare unico di queste zone”.

“Con il patrocinio dei comuni di Delia, Canicattì e Naro vogliamo portare “l’eleganza della Sicilia nel mondo”, dando anche un esempio per tutti i giovani imprenditori siciliani di non abbattersi, nonostante le evidenti difficoltà dovute al Covid19” racconta Vincenzo Bonfissuto. “Per questo abbiamo optato per una piattaforma di crowdfunding che coinvolga tutto il mondo, dato che i nostri prodotti vengono esportati in tutto il globo. Il nostro augurio è che possano essere ambasciatori di quella Sicilia autentica che vogliamo far conoscere proprio ora che il turismo internazionale è sostanzialmente fermo”.

Se non è ripartenza questa….

Condividi

Commenta