Acqua Sant’Anna, il gioiello della famiglia Bertone che sfida le multinazionali

In soli dieci anni dalla sua fondazione, l’azienda piemontese, che produce acqua minerale dalla fonte in prossimità del santuario di Sant’Anna di Vinadio, in provincia di Cuneo, è diventata tra i leader del Food&Beverage – E’ una più vendute in Italia e nel 2017 ha venduto bottiglie di acqua per 1 miliardo di euro – La storia dell’azienda, un tempo specializzata nell’edilizia.

Acqua Sant’Anna, il gioiello della famiglia Bertone che sfida le multinazionali
E’ una delle acque più amate dagli italiani, una delle poche che sta incrementando le vendite in un mercato – quello delle acque minerali confezionate – che negli ultimi mesi è rallentato. L’acqua Sant’Anna di Vinadio, prodotta dall’azienda piemontese Fonti di Vinadio spa, fondata appena 10 anni fa e già tra le grandi realtà del Food&Beverage italiano, vanta anche un recente e particolare record: in occasione del Black Friday di Amazon, è stato il prodotto di largo consumo più ordinato su Prime Now. La definitiva affermazione di un marchio 100% italiana, gestito da un’azienda familiare in un contesto dominato dalle grandi multinazionali. La scommessa vincente è infatti opera della famiglia Bertone, che negli anni Cinquanta però si occupava di tutt’altro: edilizia. Il pioniere è stato Giuseppe Bertone, scomparso nel 2008, che, partito da Rifreddo, un piccolo paese nella provincia di Cuneo, è riuscito negli anni a creare poi un vero e proprio gruppo specializzato nell’edilizia residenziale, che dalla provincia di Torino si è via via ampliato al basso Piemonte, alla Liguria, alla Costa Azzurra. Negli anni ’90 scendono in campo anche i figli Fabrizio e Alberto, che si lanciano su un mercato completamente diverso: quello dell’acqua minerale. La fonte individuata è quella appunto di Vinadio, in provincia di Cuneo, dove le sorgenti scorrono di fianco al santuario più alto d’Europa, dedicato a Sant’Anna, protettrice delle mamme. La fama di questa acqua risale al Cinquecento, grazie ai racconti delle migliaia di pellegrini che frequentavano il santuario, a oltre 2.000 metri di altitudine: famosa per i suoi valori di leggerezza (ha un residuo fisso bassissimo, a 22,0 mg/l), è indicata per neonati e diete povere di sodio. Ed è garantita grazie a un impianto all’avanguardia, che sorge a 1.000 metri di altitudine al confine con la Francia: un gioiello hi-tech, costruito secondo i principi della bioarchitettura e della bioedilizia. E soprattutto ultra-produttivo: Fonti di Vinadio Spa può vantare il più grande impianto produttivo al mondo, con 13 linee di imbottigliamento per l’acqua. Le tre più recenti producono fino a 54mila bottiglie ogni ora (son le più grandi al mondo) e sono in grado di lavorare tutti i formati dal mezzo litro ai due litri, un’impresa tecnologica davvero complessa, sviluppata ad hoc con il leader del settore. Gli investimenti in corso permetteranno alla capacità produttiva globale dello stabilimento di arrivare ad un potenziale di circa 3 miliardi di bottiglie/anno. I risultati sono conseguenti: il gruppo ha chiuso il 2017 con un fatturato di circa 300 milioni di euro e vendite per 1 miliardo di bottiglie di acqua minerale, oltre che di 100 milioni di bicchierini di the freddo e nettari di frutta. E c’è un dato, che rende l’idea della diffusione di un’acqua ormai familiare nelle case degli italiani: nei primi anni di attività Fonti di Vinadio Spa vendeva tante bottiglie quanti sono gli italiani (50-60 milioni l’anno), mentre oggi le bottiglie vendute in un anno sono addirittura tante quanti tutti gli abitanti d’Europa, ovvero centinaia di milioni.

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