Pasqua: una famiglia su due mangerà carne di agnello

Anche se i consumi si sono dimezzati in questi ultimi anni per le battaglie degli animalisti l’agnello resta uno dei piatti forti della tradizione pasquale. Ma ci sono anche ragioni di salvaguardia della pastorizia e solidarietà con le aree terremotate

Pasqua: una famiglia su due mangerà carne di agnello

La tradizione pasquale verrà rispetta anche quest’anno e sulle tavole di una famiglia su due verranno serviti piatti a base di carne d’agnello. Se l’Agnello resta il piatto di tradizione va anche detto che negli ultimi anni diverse campagne stampa e l’attivismo di gruppi di animalisti hanno ottenuto che i consumi si riducessero notevolmente. Un report pubblicato da Codacons, segnalava già l’anno scorso una riduzione dei consumi degli agnelli del 10 per cento in linea con una tendenza del mercato che registra da anni una scelta degli italiani di festeggiare la Pasqua facendo a meno dell’agnello. E, infatti, se nel 2013 venivano macellati 4 milioni di capi a distanza di tre anni nel 2016 i capi abbattuti risultavano ridotti del 50 per cento a due milioni di unità.

E comunque chi non intende rinunciare all’agnello in tavola non intende parimenti rinunciare alla qualità delle sue carni come attesta un’indagine Coldiretti/Ixe’ in occasione dell’iniziativa “Qualità e origine in tavola” organizzata con il Codacons alla vigilia della Pasqua con gli agrichef di Campagna Amica.

L’88% degli Italiani si indirizza negli acquisti verso carne di origine nazionale con quasi 1/4 dei consumatori che ha scelto addirittura di acquistare direttamente dal pastore, una decisione – sottolinea la Coldiretti – motivata dalla necessità di garantirsi personalmente della provenienza in una situazione in cui la maggioranza dell’offerta viene dall’estero e soprattutto da Romania e Grecia che non assicurano gli stessi standard qualitativi.

Ma ci sono anche altri aspetti da considerare oltre alla qualità e sono quelli della salvaguardia della pastorizia e della solidarietà con le aree interne che hanno sofferto gli effetti dei vari terremoti che si sono susseguiti lungo l’Appennino centrale in questi anni.

 Con Il tradizionale pranzo di Pasqua si acquista, infatti, gran parte di circa 1,5 chili di carne di agnello consumata a testa dagli italiani durante tutto l’anno. Inoltre va tenuto presente che a dieci anni dal terremoto de L’Aquila portare la carne di agnello a tavola significa – per Coldiretti – aiutare la ripresa di aree duramente colpite dal sisma negli ultimi anni a partire dall’Abruzzo, ma anche l’Umbria, le Marche e il Lazio dove la pastorizia è fortemente radicata. Un sostegno anche per i pastori sardi impegnati in una difficile battaglia per la sopravvivenza per colpa di prezzi che non coprono i costi di produzione, come purtroppo accade in molte regioni. Negli ultimi anni, è stato valutato, sono scomparse un milione di pecore dai 60mila allevamenti presenti in Italia dove sono rimasti 6,2 milioni di animali, situati in maggioranza in Sardegna. La pastorizia – sottolinea l’associazione – è un mestiere ricco di tradizione molto duro che costringe ogni giorno alla sveglia alle 5 del mattino per la prima mungitura che sarà ripetuta nel pomeriggio per ottenere da ogni pecora circa un litro di latte al giorno che viene sottopagato. Un mestiere a rischio di estinzione per i prezzi spesso inferiori ai costi di produzione, gli attacchi degli animali selvatici, la concorrenza sleale dei prodotti stranieri spacciati per nazionali e il massiccio consumo di suolo che in Italia ha ridotto drasticamente gli spazi verdi e i tradizionali percorsi lungo i fiumi fino ai pascoli di altura storicamente usati per la transumanza delle greggi per la quale l’Italia ha chiesto il riconoscimento come patrimonio dell’Unesco.

E’, infatti, un lavoro ad elevato valore ambientale poiché si tratta di un’attività che è concentrata nelle zone svantaggiate e che garantisce la salvaguardia di ben 38 razze a vantaggio della biodiversità del territorio, dalla rustica pecora sarda alla pecora Sopravissana dall’ottima lana, dalla pecora Lamon dalla testa grossa e priva di corna in entrambe i sessi alla Brogna con testa e gli arti privi di lana, dalla pecora Comisana con la caratteristica testa rossa a quella massese dall’insolito manto nero che rappresentano un patrimonio di biodiversità il cui futuro è minacciato da un concreto rischio di estinzione. Un patrimonio che gli agricoltori di Campagna Amica sono impegnati a difendere con “I sigilli”, prodotti e animali della biodiversità agricola italiana che nel corso dei decenni sono stati strappati all’estinzione o indissolubilmente legati a territori specifici.

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